L'ozono terapia migliora l'aspetto fisicoA cura di Silvia Benedetti, Italiasalute.it Iniezioni di ozono e ossigeno per stimolare le difese immunitarie e combattere gli inestetismi della pelle e del corpo. A consigliare questa cura è la Società scientifica italiana di ossigeno-ozono terapia: una metodica 'alternativa' che viene utilizzata da anni per via dei suoi effetti positivi sulla circolazione, sul sistema immunitario ma anche per le sue capacità analgesiche e antinfiammatorie. Secondo il professor Mariano Franzini, questa terapia agisce riattivando la circolazione, tonificando le pareti venose, favorendo la rigenerazione delle cellule e stimolando le difese immunitarie. L'applicazione della terapia avviene, però, in modo diverso a seconda dei disturbi da trattare. La miscela di gas può essere somministrata per microiniezioni sotto la pelle (per riattivare la circolazione), attraverso iniezioni intramuscolari o intrarticolari (dolori reumatici) o trattando piccole quantità di sangue prelevato al paziente e reiniettandoglielo (potenziamento del sistema immunitario). Secondo gli esperti con questo tipo di terapia è possibile trattare anche l'acne, le flebiti, l'ernia del disco, le dermatiti, le borse sotto gli occhi, l'herpes e le emorroidi. In Italia l'ossigeno-ozono terapia è praticata da circa 2mila medici e una legge del 1994 ne riconosce l'uso topico ed è sperimentata in diverse università. Un'alternativa per il tumore alla prostataA cura di Riccardo Antinori, Italiasalute.it In Italia ogni anno vengono diagnosticati circa 18 mila casi di tumore alla prostata. Si tratta di un problema che investe nella maggior parte dei casi gli utrasettantenni. E che solitamente viene risolto tramite prostatectomia, l'asportazione chirurgica dell'organo. Tale intervento però, nonostante registri una percentuale di successi intorno all'80%, non è scevro da effetti collaterali. Basti citare l'impotenza e l'incontinenza urinaria. Ora però si intravede l'alternativa che sfrutta una metodica ormai consueta nella chirurgia: gli ultrasuoni. Si tratta in sostanza di inserire, previa anestesia parziale, nel retto, una speciale sonda in grado prima, di individuare l'area interessata, poi di erogare ultrasuoni focalizzati. Questi agiscono a temperature elevatissime, bruciando solo le cellule maligne. La parete del retto resta integra perché salvaguardata da un apposito sistema di raffreddamento. Il tutto nel giro di appena due ore e con un ricovero al massimo di 48 ore. Nuova cura contro il cancro al senoA cura di Silvia Benedetti, Italiasalute.it I risultati di una ricerca clinica presentata al 37mo Congresso dell'American Society of Clinical Oncology a San Francisco hanno dimostrato che, una nuova terapia scoperta, che associava tra loro tre molecole (trastuzumab, paclitaxel e doxorubicina) è stata molto ben tollerata dalle ammalate e, oltre a migliorare il tasso di sopravvivenza e ritardare la progressione del cancro al seno, non crea neanche complicazioni cardiache. Le pazienti sottoposte all'esperimento sono state divise in due gruppi: sedici delle quali hanno ricevuto tre cicli di terapia, per tre settimane, con le tre nuove molecole, seguite da nove cicli settimanali di paclitaxel e, altre sedici, che hanno assunto trastuzumab solo negli ultimi nove cicli con paclitaxel. La somministrazione combinata dei tre farmaci, seguita da paclitaxel, come nel primo gruppo di pazienti, sembra si sia dimostrata molto efficace. Si sono osservati infatti miglioramenti nell'87% dei casi e tre regressioni complete in pazienti per le quali la chemioterapia non era consigliata ed è stata anche quasi dimezzata la dose totale di doxorubicina, con una riduzione notevole del rischio di cardiotossicita. Questa è la prima di una nuova serie di ricerche che saranno promosse dalla partnership fra Roche e Bristol Myers Squibb e condotte su pazienti HER-2 positive con tumore al seno avanzato. Il nuovo ritratto del chirurgo italianoA cura di Italiasalute.it Disegnati a Roma, in un vertice promosso dalla Società Italiana di Chirurgia, presieduta dal professor Davide D’Amico, i nuovi profili del chirurgo italiano. Il “camice bianco” in sala operatoria deve stringere un dialogo sempre più stretto col paziente, in un passaggio dal paternalismo ad un rapporto paritario; deve essere sempre più preparato e aggiornato anche in chiave internazionale; deve essere il gestore colto ma non succube delle tecnologie; deve tenere a mente che la Sanità va gestita anche con criteri di economicità. Il disegno dei profili del nuovo chirurgo sono nati al termine di un ampio dibattito cui hanno preso parte personalità religiose, del mondo della Scienza, dell’economia sanitaria delle istituzioni, della Magistratura e del giornalismo. Ampio spazio è stato dedicato, in modo particolare, al consenso informato che deve essere l’atto di accettazione dell’intervento, in piena consapevolezza, da parte del paziente e non un modello burocratico che va solo sottoscritto.Approfondita la discussione sugli aspetti giuridici della professione del chirurgo con un’attenzione alla problematica della depenalizzazione della colpa. Infine molto interessante il confronto fra chirurghi e giornalisti. Troppo spesso si denuncia una malasanità che ad un maggiore controllo della notizia non si rivela tale. I lavori sono stati aperti da un intervento del professore Attilio Basile. Moderatori i professori Fegiz, Gazzaniga, Rocco Decimo, Eugenio Santoro, Giorgio Di Matteo. Il vertice si è svolto sotto il patrocinio del Presidente della Repubblica. Donne più a rischio di tetanoA cura di Stefania Valente, Italiasalute.it A quanto pare in Francia le donne mature rischiano più degli individui di sesso maschile di essere colpite dal tetano ''in quanto meno protette degli uomini, che invece sono stati rivaccinati durante il servizio militare''. La notizia è stata confermata dall'Istituto di sorveglianza sanitaria francese (InVS) e pubblicata sul Bollettino epidemiologico settimanale (BEH). Il 70% dei casi di tetano recensiti nel noto paese europeo nel 1998 (20) e nel 1999 (17) si riferiscono a donne con almeno 70 anni. Secondo l'InVS, tutti i casi di decessi, pari al 27% dei casi riscontrati, si potrebbero evitare e per riuscirci basterebbe una terapia preventiva a base di anatossina tetanica facendo un richiamo ogni 10 anni e, se necessario, anche la somministrazione di immunoglobuline specifiche umane. Una dieta a base di pesce riduce il rischio di infarto tromboticoA cura di Medicina-Online.net Alcuni studi prospettici hanno mostrato unassociazione inversa tra assunzione
di pesce e rischi di ictus, ma non è stata esaminata la relazione tra
assunzione di pesce e specifici sottotipi di ictus.
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