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Influenza: vaccino e terapia

  

L’influenza è una patologia acuta, caratterizzata da sintomi respiratori e sintomi sistemici, causata dai virus influenzali A e B. Il virus C non è responsabile di malattie rilevanti nell’uomo. L’influenza ha carattere epidemico durante la stagione invernale ed è gravata da una certa mortalità.
Il vaccino antinfluenzale, allestito con virus A e B inattivati (o parti di essi) prevalenti nella comunità nella stagione precedente, è la principale misura di controllo contro l’influenza. Negli Stati Uniti recentemente sono state incluse nella campagna vaccinale anche soggetti precedentemente non considerati. L’amantadina e la rimantadina possono essere somministrate sia per la prevenzione che per il trattamento dell’influenza da virus A. La profilassi farmacologia trova indicazione solo in condizioni selezionate, ha efficacia equivalente al vaccino (70%-90% circa) senza interferire con la risposta immunologia alla vaccinazione. Più recentemente sono stati introdotti due nuovi farmaci antinfluenzali: lo zanamivir (Relenza ) e l’oseltamivir (Tamiflu, non disponibile in Italia) da somministrare entro le prime 30 ore dalla comparsa dei sintomi.

Influenza

Il virus dell’influenza è un orthomyxovirus, è dotato di envelope ed ha un genoma costituito da RNA frammentato. L’envelope contiene due proteine: l’emoagglutinina (HA) e la neuraminidasi (NA). La prima è la proteina di attacco e di fusione del virus alle cellule dell’ospite, agglutina eritrociti umani, di pollo e di cavia e stimola la produzione di anticorpi protettivi e neutralizzanti. La neuraminidasi possiede attività enzimatica e sembra favorire la liberazioni del virus dalle cellule infette. Sia la HA che la NA sono soggette a cambiamenti dovuti alle mutazioni dell’RNA virale, responsabili della variabilità antigenica del virus influenzale. Le variazioni antigeniche sono dette drift o shift rispettivamente se sono minime o più estese. Le variazioni drift si verificano più frequentemente (ogni anno o ogni pochi anni) e interessano sia il virus A che il virus B, mentre le variazioni maggiori, coinvolgono solamente il virus A, sono meno frequenti e precedono le pandemie. Probabilmente si verificano con un meccanismo di riassorbimento dell’RNA che determina un nuovo virus al quale la maggior parte della popolazione non è immune. I ceppi del virus influenzale sono classificati per tipo, luogo e anno del primo isolamento ed antigene HA e NA.
L’infezione diffonde rapidamente mediante l’aerosol e il virus resiste nell’ambiente per circa un giorno. Le persone più suscettibili sono i bambini e, quelli in età scolare rappresentano uno dei principali veicoli di diffusione dell’infezione.
I bambini, gli immunocompromessi, gli anziani, le persone con problemi cardiaci o polmonari, compresi i fumatori, sono a rischio maggiore di gravi complicanze polmonari.
Le epidemie di influenza sono attentamente sorvegliate con lo scopo di identificare i nuovi ceppi verso i quali allestire i nuovi vaccini. La sorveglianza è estesa anche alle popolazioni animali data la possibile ricombinazione di virus A umani e animali (potenziale causa di pandemie). Il ceppo prevalente di virus influenzale A o B varia ogni anno in relazione alla mancanza di protezione immunologica della popolazione. L’infezione può essere asintomatica o grave, a seconda del grado di immunità nei confronti del ceppo infettante e di altri fattori. I pazienti affetti da disturbi cardiorespiratori, gli immunocompromessi, i bambini, gli anziani, le donne in gravidanza ed i fumatori manifestano più frequentemente forme gravi. Dopo un periodo di incubazione (1-4 giorni) inizia una fase prodromica di malessere, cefalea di qualche ora, seguita da febbre, mialgia, sintomi respiratori. La malattia dura circa tre giorni e, se non si sviluppano complicazioni, la guarigione avviene in circa 7-10 giorni. Le complicanze dell’influenza comprendono la polmonite, le superinfezioni batteriche (polmoniti, bronchiti), pericardite, miocardite, miosite, sindrome di Reye. Il quadro clinico dell’infezione da virus B è simile a quello da virus A. La diagnosi di laboratorio di influenza può essere fatta mediante l’isolamento del virus su colture cellulari o dimostrando la comparsa di anticorpi nel siero del paziente dopo la fase acuta.
Il vaccino antinfluenzale e' allestito con i virus uccisi (o parti di essi) dell’influenza A e B prevalenti in una comunità nell’inverno precedente; la vaccinazione è la principale misura di protezione contro l’influenza. La vaccinazione è indicata in soggetti a rischio di complicanze e in quelli (addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo, personale di assistenza e contatti familiari di soggetti ad alto rischio, inclusi i bambini) che possono trasmettere l’infezione agli individui con rischio di complicanze maggiore. E’ controindicata in caso di allergia all’uovo ed è stata descritta una rara associazione tra sindrome di Guillan-Barré e vaccino antinfluenzale.
Sono considerati individui a rischio di complicanze soggetti con età superiore a 65 anni, residenti in ospizi o altre istituzioni con ospiti affetti da patologie croniche, indipendentemente dall’età, adulti e bambini con patologie cardiorespiratorie croniche, compresi i bambini con asma, adulti e bambini con patologie metaboliche croniche (incluso il diabete), soggetti con insufficienza renale, emoglobinopatie o immunocompromissione (anche farmacologia), bambini e adolescenti (6 mesi-18 anni) in trattamento cronico con aspirina (possibilità di sindrome di Reye dopo l’influenza).
Segnaliamo che il CDC (Centers for Disease Control and Prevention) e l’ACIP (Advisory Committee on Immunization Practices) statunitensi, recentemente hanno consigliato di estendere la vaccinazione anche a donne gravide nel 2° e 3° semestre di gravidanza durante la stagione influenzale e ai soggetti con età compresa tra 50-64 anni.
Per quanto riguarda l’effetto protettivo della vaccinazione sono riportate percentuali comprese tra il 60 e il 90% circa. Pazienti debilitati o immunocompromessi possono avere una risposta immunitaria meno efficace. I farmaci che fino ad oggi erano disponibili per la prevenzione ed il trattamento dell’influenza erano l’amantadina (Mantadan) e la rimantadina (Flumadine, non disponibile in Italia). La loro somministrazione era limitata dall’inefficacia contro il virus dell’influenza B, dalla rapida insorgenza di resistenze e, per l’amantadina, dagli effetti indesiderati al sistema nervoso centrale (insonnia, capogiri e difficoltà di concentrazione), per altro reversibili. Più recentemente sono state approvate due molecole per il trattamento dell’influenza: lo zanamivir (Relenza), un inibitore della neuraminidasi per via inalatoria e l’oseltamivir (Tamiflu, non disponibile in Italia) un inibitore della neuraminidasi per via orale. Dagli studi pubblicati risulta che sia zanamivir che oseltamivir, assunti entro 30 ore dall’insorgenza dell’influenza, possono ridurre la durata dei sintomi e probabilmente diminuire l’incidenza di complicazioni. Tuttavia, nella pratica attuale, in assenza di una diagnosi di laboratorio di influenza, l’efficacia degli inibitori della neuraminidasi solo entro 30 ore dall’insorgenza di sintomi e la difficoltà ad usare il sistema di inalazione dello zanamivir, probabilmente ne limiterà l’uso nel trattamento dell’influenza. Essi potranno dimostrare più efficacia per la profilassi intrafamiliare dell’influenza, o in altre particolari situazioni. Nessuno dei due farmaci può essere considerato sostitutivo della vaccinazione.
Lo zanamivir viene inalato con un dispositivo simile a quello per il trattamento dell’asma; viene raccomandata una dose di 10 mg due volte al giorno per 5 giorni. Gli effetti collaterali dello zanamivir, poco frequenti, sono stati: fastidio nasale o in gola, cefalea, tosse e broncospasmo nei pazienti asmatici. Non è stata osservata interferenza con la risposta anticorpale al vaccino. L’insorgenza di resistenza si può verificare, tuttavia non sembra comune in pazienti immunocompetenti.

a cura di: Dott.ssa Maria Bruna Pasticci

 

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