Infarto del miocardio: le cose da sapere
Cos’è un attacco cardiaco?
Quali sono i sintomi di un attacco cardiaco?
Cosa fare in caso di infarto?
Ancora oggi le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte nei paesi occidentali, e le sindromi coronariche acute sono una delle più frequenti cause di ricovero ospedaliero. Esse comprendono un gruppo molto eterogeneo di manifestazioni cliniche che possono variare dall’angina da sforzo di recente insorgenza all’infarto acuto alla morte improvvisa. Questo evento può dipendere anche da cause cerebrali o da embolia polmonare, ma è il più delle volte dovuto a improvvisa cessazione della funzione di pompa del cuore le cui cause sono molteplici.

All’arresto cardiaco in assenza o fallimento di manovre di rianimazione, fa seguito la morte biologica.

Il ritardo alla cura negli eventi coronarici acuti si è dimostrato essere un fattore di rischio aggiuntivo in termini di sopravvivenza, con l’importante caratteristica di essere un fattore di rischio in parte evitabile. Basta pensare infatti che la maggior parte dei casi di arresto cardiaco avviene nelle prime due ore dall’infarto, e che l’efficacia delle terapie cardiologiche (come la trombolisi, l’angioplastica o la chirurgia) è strettamente legata al fattore tempo. La necessità di un trattamento precoce è quindi indispensabile per evitare la comparsa di lesioni progressivamente irreversibili nel cuore e nel cervello che se pur non portando alla morte, possono limitare notevolmente la futura qualità di vita.

In termini di sopravvivenza, il ritardo nel trattamento deve quindi considerarsi un vero e proprio fattore di rischio. E’ impressionante infatti rilevare che il decesso del paziente, in un notevole numero di casi si (circa 2/3) si verifica al di fuori dell’ospedale.

Il tempo decisionale del paziente è il principale responsabile del ritardo. La mortalità fuori ospedale rappresenta il 61% di tutta la mortalità, ed è in gran parte dovuta ad arresto cardiaco, massivamente concentrato nella prima ora dall’esordio dei sintomi.

Riassumendo:

  • E’ importante saper riconoscere i segni ed i sintomi di un attacco cardiaco
  • La prima ora dall’inizio dei sintomi è quella più critica per la sopravvivenza
  • Attivare la catena della sopravvivenza in tempo significa avere molte possibilità in più di sopravvivere

 

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Cos’è un attacco cardiaco?

Il cuore è un muscolo molto complesso che contraendosi pompa il sangue in tutto l’organismo. Per funzionare, come tutti gli organi, necessita di ossigeno; quest’ultimo, contenuto nell’emoglobina del sangue, arriva al cuore attraverso un sistema di arterie chiamate arterie coronarie. Talvolta, queste arterie possono ammalarsi ed essere colpite da aterosclerosi che forma vere e proprie placche all’interno del vaso. Le placche aterosclerotiche possono rompersi e formare trombi che ostruiscono il vaso e quindi il flusso di sangue verso il muscolo cardiaco. Se questa ostruzione permane il muscolo cardiaco diventa ischemico: significa che arriva poco ossigeno. All’ischemia, se persiste, segue l’infarto, che in pratica significa la morte delle cellule del muscolo cardiaco. Relativamente alla regione del cuore colpita l’infarto può essere più o meno esteso: ecco perché alcuni infarti sono fatali ed altri no. Quello descritto fin qui è il cosiddetto attacco cardiaco, la più frequente causa di morte nel nostro paese.

 

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Quali sono i sintomi di un attacco cardiaco?

Gli attacchi di cuore non si manifestano sempre allo stesso modo. La classica descrizione di un attacco di cuore è un intenso dolore nel petto, spesso nella parte dietro lo sterno, più verso sinistra. Il dolore può irradiarsi verso il collo, le spalle e le braccia. Alcune persone non avvertono dolore ma un senso di pesantezza e/o oppressione al torace, come un peso all’interno. Altri sintomi possono essere senso di nausea, vomito, respiro corto (affanno), sudorazione intensa. Poiché i sintomi possono cambiare da caso a caso, è importante sottolineare che non tutti hanno i sintomi classici dell’infarto, cioè un forte dolore dietro lo sterno. Alcuni soggetti hanno uno o più sintomi. Tuttavia quando uno di questo sintomi persiste per un tempo superiore a circa 30 minuti, la possibilità che si tratti di un infarto è alta. Infine, occorre sottolineare che circa il 25% degli infarti avviene senza produrre sintomi. Questi sono i cosiddetti infarti silenti e possono essere scoperti anche casualmente.

 

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Cosa fare in caso di infarto?

La maggior parte dei danni da infarto avviene nella prima ora dalla comparsa dei sintomi. In caso di infarto, chiamare quindi immediatamente il 118 e spiegare i sintomi all’operatore. Se si preferisce andare direttamente in un Pronto Soccorso, perchè abbastanza vicino, in ogni caso bisogna farsi accompagnare da qualcuno, e soprattutto non guidare. Se si pensa di avere un infarto occorre contattare immediatamente il 118 per attivare il soccorso medico. Questo per due principali ragioni:

Primo perché attualmente la medicina dispone di farmaci e cure altamente efficaci nel ridurre l’area di infarto e migliorare quindi la sopravvivenza e la qualità della vita.
Secondo perché l’infarto predispone il cuore ad aritmie gravi come la fibrillazione ventricolare che provocano un arresto cardiaco.