E' nata la bambina più piccola del mondo

Dal tritest all’amniocentesi, quando servono davvero gli esami


 

Il Tritest si fa con un prelievo di sangue della madre alla sedicesima settimana di gravidanza e serve ad individuare eventuali sindromi di Down. La sindrome si accompagna di solito all’alterazione delle 3 sostanze prodotte dalla placenta e dal fegato del feto (alfafetoproteina, estriolo non coniugato, betagonadotropina corionica), rapportata a specifiche variabili, «ma si possono avere falsi positivi (e il bambino può nascere sano) e falsi negativi con un bimbo che nasce down. Si vedono comunque solo le malformazioni cromosomiche, non se il bambino sta bene, quindi la futura mamma non si tranquillizza. I risultati vanno poi corroborati da esami diagnostici specifici», avvisa il professor Piero Curiel.
Per una maggiore stima del rischio si associa il test della translucenza nucale, indagine ecografica tra la decima e la tredicesima settimana di gestazione: si misura lo spessore di edema sottocutaneo a livello della nuca del feto. In chi è colpito da mongolismo questa zona tende ad avere dimensioni maggiori. Il rigonfiamento ha un ispessimento scuro tra due linee lucenti (translucenza) e a seconda dello spessore il medico può valutare il rischio di anomalie.
Più certa la diagnosi ottenuta con la villocentesi (ad alto rischio, con analisi cromosomica a 11\12 settimane.
È traumatico e prevede un maggiore rischio di aborto rispetto all’amniocentesi ma consente una diagnosi più precoce) o l’amniocentesi.

Quando si arriva a una richiesta tardiva di diagnosi o i risultati di esami precedenti sono ambigui si può ricorrere alla cordocentesi, con prelievo di sangue fetale. In mani esperte i rischi sono molto ridotti.

 
si ringrazia La Repubblica Salute

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