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I CASI DI SARS NEL MONDO  dati della della Organizzazione Mondiale della Salute OMS

Cos'è la SARS
Si definisce Sars la 'severe acute respiratory sindrome', una forma di polmonite atipica di cui ancora non si è scoperta la causa. La malattia infettiva è stata identificata con certezza solo a partire dallo scorso mese di febbraio, dopo la sua comparsa in focolai ad Hanoi, Hong Kong, Singapore, che hanno coinvolto in modo particolare ambienti ospedalieri. A causa della diffusione della SARS tra operatori sanitari, il 12 marzo 2003 l'OMS ha lanciato un allarme sulla possibilità che la SARS si trasmettesse in ambito nosocomiale, mentre le prove che potesse esserci un rischio di diffusione internazionale si sono avute pochi giorni dopo (15 marzo).
 

Come si manifesta
I primi sintomi della polmonite atipica sono quelli si una forte influenza: febbre alta sopra i 38° costantemente elevata, mal di testa, mal di gola, starnuti e tosse secca, brividi, dolori muscolari; qualche volta possono sopraggiungere eruzioni cutaneee e diarrea, cefalee, malessere generale, mialgie. In seguito subentrano difficoltà di respirazione. L'incubazione dura dai 2 ai 7 giorni ma in rari casi arriva anche a 10 giorni.
Le segnalazioni sui casi finora segnalati indicano che la malattia evolve verso la guarigione nel 80-90 per cento dei casi anche senza la necessità di ricorrere a terapie particolari.
La prima e fondamentale condizione per ipotizzare la presenza della Sars è che il paziente viva o provenga da uno di quesi Paesi in cui si è verificata una trasmissione locale della malattia. Lo spiega il professor Dante Bassetti, direttore della Clinica per le malattie infettive dell' Università di Genova. I Paesi a rischio sono attualmente Canada, Honk Kong, Cina, Taiwan, Singapore (non la Thailandia).
Caso sospetto "Una volta appurata la provenienza della persona da uno di questi Paesi - spiega Bassetti - i sintomi che devono essere presenti, per definire il caso sospetto, sono: febbre oltre i 38 gradi e almeno un sintomo respiratorio tra quelli classici, come tosse, insufficienza respiratoria o difficoltà respiratoria. Questo è il caso sospetto".
Caso probabile "Se il paziente ha anche una polmonite accertata con radiografia - aggiunge il professore - , di qualunque tipo sia, è un caso probabile".

Mortalità
La mortalità è di 3-5 casi su 100. Le condizioni degli ammalati peggiorano molto rapidamente, entro cinque giorni dai primi sintomi.

Contagio
L'Organizzazione mondiale della sanità teme che il contatto stretto tra persona e persona non sia la sola via di trasmissione del virus della polmonite atipica.
Ad Hong Kong - ha affermato David Heymann, responsabile dell'Oms per le malattie trasmissibili - sono stati segnalati casi di contagio che non sembrano riconducibili ad un contatto ravvicinato con una persona malata: l'Oms esamina quindi l'ipotesi di un oggetto o qualcos'altro presente nell'ambiente che serve da veicolo per trasmettere il virus da una persona all'altra. "Non pensiamo sia l'aria", ha detto. Forse, ha ipotizzato, oggetti che la gente tocca, come la maniglia di un porta sulla quale una persona contagiata dal virus ha tossito. Casi di polmonite atipica o Sars non riconducibili a contatti stretti tra individui sono stati osservati in un condominio di Hong Kong e nell'hotel Metropole di Hong Kong. In questi luoghi, hanno affermato gli esperti dell'Oms, un fattore ambientale non ancora identificato come il sistema idrico o delle acque di scolo avrebbe potuto veicolare il virus a una persona all'altra.
Il virus potrebbe anche sopravvivere sino a sei ore su oggetti contaminati.
Non esistono prove che il virus possa essere trasmesso da alimenti o da animali; indagini molto approfondite svolte ad Hong Kong non hanno infatti messo in evidenza la presenza del virus in scarafaggi, roditori o altri animali.

Le cure
Non esiste ancora una cura specifica. I pazienti sono trattati con ribovirina, un farmaco antivirale, antibiotici e steroidi. Un'equipe medica di Hong Kong ha dichiarato di avere ottenuto buoni risultati somministrando agli ammalati più gravi dosi di siero prelevato dai contagiati che avevano manifestato una buona capacità di ripresa. Questo farebbe supporre che alcuni individui riescano a produrre anticorpi contro l'infezione.

Le cause
Sono sempre maggiori le evidenze della responsabilità nella genesi della SARS di un virus appartenente al genere Coronavirus. Si tratta di un Coronavirus (numerose le identificazione condotte da 11 laboratori dell'Oms) con caratteristiche nuove rispetto agli altri finora conosciuti, da tempo noti come causa di malattie infettive nell'uomo e negli animali. La maggior parte dei comuni raffreddori, ad esempio, sono dovuti proprio a Coronavirus. Nonostante le caratteristiche nuove di virulenza e patogenicità, il Coronavirus responsabile della SARS presenta le stesse caratteristiche di bassa resistenza nell'ambiente esterno e di alta sensibilità all'azione dei comuni disinfettanti degli altri virus della famiglia. Il sequenziamento del genoma del Coronavirus responsabile della SARS (effettuato dai Cdc di Atlanta dal laboratorio di genomica di Toronto e dall'azienda Chiron a Siena) apre la strada alla messa a punto di test diagnostici in grado di evidenziare lo stato di infezione e di confermare la diagnosi di SARS, che al momento è esclusivamente su base clinica e per esclusione di altre cause di polmoniti.

Da dove viene
Si ritiene che il punto di partenza dell'attuale epidemia sia stato Hong Kong. Il primo caso è stato accertato ad Hanoi il 26 febbraio scorso: era un americano di 48 anni, di ritorno da un viaggio d'affari a Shangai e Hong Kong. A identificare la malattia sul paziente, subito deceduto, è stato il medico italiano Carlo Urbani, anch'egli stroncato dalla polmonite killer.
Un'epidemia precedente avrebbe riguardato la provincia cinese meridionale del Guandong, dove il primo caso sarebbe stato evidenziato il 16 novembre 2002, nella città di Foshan.

La medicina tradizionale cinese
In estremo oriente, con l'aumentare del numero delle vittime e dei contaminati dal misterioso virus Sars, molte persone sono tornate a guardare con speranza alla medicina tradizonale cinese.
Da Singapore a Hong Kong, passando per Taiwan e Pechino, il discorso è lo stesso: l'antica medicina cinese in realtà non offre alcuna garanzia contro la malattia, ma è ritenuta capace di rafforzare le difese dell'organismo.La tradizione cinese pensa che troppo calore favorisca l' influenza e che quindi bisogna raffreddare il corpo per mandarla via. Su questo si trovano d' accordo alcuni dei sostenitori della medicina tradizionale. Chen Keng Leon, da Singapore, sostiene che la medicina tradizionale aiuta le soluzioni a lungo termine, ma non le "guarigioni miracolose a breve termine".
Eguale consiglio viene da Taipei, dove Huang Yu-Han, invita i suoi pazienti a rafforzare il sistema immunitario.E da un medico di famiglia una serie di consigli "normali", ma che possono aiutare a prevenire la polmonite: mangiare sano e soprattutto frutta, bere molta acqua, dormire bene ed evitare luoghi molto frequentati.

si ringrazia kwsalute

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