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Il
cuore spinge il sangue all'interno del sistema arterioso durante
la fase di contrazione del ventricolo sinistro: questa fase viene
denominata SISTOLE. La pressione generata in questo momento, viene
pertanto definita PRESSIONE ARTERIOSA SISTOLICA.
Durante
la fase successiva il ventricolo sinistro si "rilassa" e
si riempie di sangue: questa fase è chiamata DIASTOLE. Mancando
la spinta del sangue che proviene dal ventricolo sinistro, la
pressione arteriosa si riduce: questo valore viene definito
PRESSIONE ARTERIOSA DIASTOLICA.
Quali
sono i valori normali di pressione arteriosa?
Prima
di rispondere a questo interrogativo bisogna fare alcune premesse:
1-
la pressione arteriosa (prevalentemente sistolica) aumenta con
l'età, quale conseguenza principalmente della maggiore rigidità
dei vasi arteriosi
2-
la pressione arteriosa (sia sistolica che diastolica) subisce
delle variazioni durante la giornata: è più alta al mattino,
appena svegliati, si riduce un po' durante la giornata e tende ad
aumentare nuovamente verso sera. Durante il sonno invece, la
pressione arteriosa si riduce a valori inferiori rispetto a quelli
del giorno.
3-
la pressione arteriosa aumenta inoltre durante uno sforzo fisico e
sovente quale conseguenza di fattori emotivi. Quest'ultimi
condizionano notevolmente i risultati di una rilevazione: è stato
osservato infatti, che la pressione arteriosa misurata dal medico
è spesso più alta di quella rilevata da un'infermiera, mentre i
valori misurati dal paziente stesso o da un familiare sono in
molti casi ancora più bassi.
Per
cercare di superare queste difficoltà ed evitare di classificare
erroneamente una persona come normotesa od ipertesa bisogna
seguire alcune regole.
TECNICA
DI MISURAZIONE DELLA PRESSIONE ARTERIOSA
Il
soggetto deve essere rilassato, in posizione comoda.
Lo
strumento utilizzato si chiama sfigmomanometro: è costituito da
un bracciale che viene avvolto attorno al braccio del soggetto e
mantenuto all'altezza del cuore.
La
misurazione può essere manuale od automatica. Nel primo caso
bisogna utilizzare uno stetoscopio, cioè uno strumento che
permette di udire i rumori che vengono generati dal passaggio del
sangue nell'arteria del braccio. Lo stetoscopio viene appoggiato a
livello dell'arteria brachiale, sopra la piega del gomito.
Contemporaneamente si palpa il polso radiale, cioè la pulsazione
dell'arteria che passa a livello del polso, dallo stesso lato in
cui si trova il pollice.
A
questo punto il bracciale viene gonfiato sino alla scomparsa sia
dei rumori provenienti dallo stetoscopio che del polso radiale: in
questo momento la pressione del bracciale è superiore alla
pressione arteriosa.
Successivamente
si riduce lentamente la pressione del bracciale, facendo uscire
l'aria in esso contenuta. Quando la pressione sarà uguale a
quella arteriosa, un pò di sangue riuscirà a passare
nell'arteria producendo un rumore: il primo rumore udito
chiaramente corrisponderà alla PRESSIONE SISTOLICA (detta anche
"MASSIMA"). Riducendo ulteriormente la pressione i
rumori diventeranno inizialmente più intensi, quindi via via più
deboli: la completa scomparsa dei rumori corrisponderà alla
PRESSIONE DIASTOLICA (detta anche "MINIMA"). La
pressione viene quindi indicata con due valori, ad esempio 130/80:
il primo valore è la sistolica, il secondo la diastolica.
La
pressione arteriosa viene osservata sul manometro, a colonna di
mercurio oppure ad aneroide, in quest’ultimo caso deve essere
tarato ogni 6 mesi.
Lo
sapete a quando risale la nascita del primo sfigmomanometro a
bracciale?
Il
10 dicembre 1896 Scipione Riva-Rocci, un medico italiano che
lavorava all’Università di Torino comunicò sulla Gazzetta
Medica della stessa città, di aver realizzato uno strumento
semplice per la misurazione della pressione arteriosa. In
precedenza la misurazione richiedeva apparecchiature molto più
complicate.
Ma quali sono i
valori normali di pressione arteriosa?
I
VALORI NORMALI DI PRESSIONE ARTERIOSA DEVONO ESSERE INFERIORI A
140/90 mmHg
I
VALORI PRESSORI INFERIORI A 120/80 SONO CONSIDERATI OTTIMALI
IPERTENSIONE
ARTERIOSA è stata definita dall’Organizzazione Mondiale della
Sanità (OMS) la pressione che in più rilevazioni è uguale o
superiore al valore di 140 mmHg di sistolica (IPERTENSIONE
ARTERIOSA SISTOLICA) o 90 mmHg di diastolica (IPERTENSIONE
ARTERIOSA DIASTOLICA).
Valori
pressori di sistolica compresi tra 140 e 159 mmHg e di diastolica
tra 90 e 99 mmHg sono definiti come ipertensione di grado lieve.
Valori
pressori di 160-179 di sistolica o 100-109 di diastolica
rappresentano un’ipertensione di grado moderato.
Infine
valori uguali o superiori a 180 e 110 rispettivamente di sistolica
e di diastolica costituiscono un’ipertensione di grado severo.
Pensate
che circa 50 milioni di Americani (il 20% circa della popolazione)
presentano una pressione arteriosa uguale o superiore a 140/90 o
sono in trattamento con farmaci!!!
La
pressione varia con l’età?
La
frequenza dell’ipertensione arteriosa, soprattutto sistolica,
aumenta con l’età.
Qual’è
la causa dell’ipertensione?
Non
si conosce il vero motivo che causa l’ipertensione: in questi
casi si parla di Ipertensione essenziale o primitiva. Più
raramente sono presenti malattie specifiche che possono causare
ipertensione: malattie renali, malattie ormonali, malattie
congenite, ecc...
Che
disturbi provoca?
Raramente
l’ipertensione arteriosa da disturbi. Per tale motivo è
indispensabile controllarla periodicamente: almeno 1 volta
all’anno, anche se la troviamo sempre normale.
Dati
forniti dal Centro Nazionale americano per la statistica in Sanità
e per il Controllo delle Malattie dimostrano come negli anni sia
aumentata la percentuale dei soggetti consapevoli di essere
ipertesi (dal 50-65% degli anni ’70 al 65-85% della fine degli
anni ’80 ed inizio anni ’90) e dei pazienti effettivamente in
terapia (dal 35% al 50-70% rispettivamente). Più bassa resta
comunque la percentuale dei pazienti che si sottopongono a
controlli periodici e la cui pressione arteriosa è ben
controllata dalla terapia.
Che
danni provoca al nostro organismo?
L’aumento
della pressione provoca un danno ai vasi arteriosi con
ispessimento e depositi di grassi all’interno delle pareti.
Facilità pertanto lo sviluppo dell’arteriosclerosi (vai a
leggere il capitolo sul trattamento dell’angina pectoris) che
ostruisce i vasi ed impedisce il flusso di sangue al suo interno.
La conseguenza di ciò sarà un danno a vari tessuti nel nostro
organismo.
-
ictus cerebrale: l’ostruzione o la rottura delle arterie del
cervello porterà a morte di una parte del tessuto cerebrale. Ciò
provocherà la comparsa di una paralisi muscolare o comunque la
perdita di alcune funzioni.
-
infarto miocardico: per occlusione di una coronaria.
-
insufficienza renale: per occlusione dei vasi del rene.
Quest’ultimo diventa più piccolo, irregolare e non riesce più
a depurare il sangue.
-
disturbi visivi: i piccoli vasi che nutriscono la retina
occludendosi o rompendosi danneggiano la vista.
-
L’aumento della pressione arteriosa causerà un superlavoro per
il cuore che troverà una maggiore resistenza a spingere il sangue
nei vasi. Ciò comporterà la comparsa di una cardiopatia
ipertensiva con pareti più spesse del normale. Se la pressione
non viene curata, dopo anni di superlavoro, potrà comparire uno
scompenso cardiaco.
Devo sempre usare
farmaci per curare l’ipertensione?
Prima
di tutto bisogna modificare lo stile di vita! Cioè:
- ridurre il peso
corporeo,
- abolire il fumo,
- aumentare
l’attività fisica,
- ridurre
l’apporto di sale e di alcoolici,
- mantenere un
adeguato apporto di potassio, calcio e magnesio con la dieta,
- ridurre lo
stress.
Se
dopo 1-6 mesi (a seconda dei valori di partenza, in alcuni casi il
trattamento con farmaci verrà iniziato più rapidamente) la
pressione arteriosa non si sarà abbassata a sufficienza il vostro
medico vi consiglierà un trattamento con farmaci.
Per
quanto tempo devo assumere i farmaci?
Quando
è stata posta indicazione ad un trattamento con farmaci la
terapia andrà proseguita senza interruzioni. Non sospendete mai i
farmaci senza avere consultato il vostro medico poiché ciò può
in alcuni soggetti causare un innalzamento improvviso e talora
pericoloso della pressione arteriosa. In altri pazienti la
sospensione della terapia sarà seguita da una lenta risalita dei
valori pressori, che, presto o tardi, ritorneranno ai livelli
precedenti il trattamento.
Un
altro comportamento scorretto è l’autoriduzione della terapia:
purtroppo si calcola che dal 60 all’80% dei soggetti ipertesi
non seguono la cura prescritta correttamente!
In
rari casi, solo dopo averlo concordato con il proprio medico, è
possibile tentare di ridurre gradualmente la dose dei farmaci.
Questo è possibile soprattutto se nel frattempo il paziente aveva
corretto i fattori aggravanti (obesità e sovrappeso, eccessivo
consumo di alcoolici, stress, ecc…) e seguito altre rigide
misure di tipo non farmacologico (aumento dell’attività fisica,
ridotto il consumo di sale). In ogni caso è indipensabile
sottoporsi ad un controllo continuo ed attento dei valori pressori.
Assumere
"per sempre" dei farmaci non sara dannoso alla mia
salute?
Sono
stati oramai condotti moltissimi studi sull’uso dei farmaci
nella cura dell’ipertensione arteriosa. Molte migliaia di
persone sono state seguite per molti anni e confrontate con
soggetti che non assumevano alcuna medicina. Risultato: la terapia
ha ridotto le complicazioni e la mortalità, soprattutto quella da
cause cerebrali. Quindi perché temere il farmaco se è stato
dimostrato che può prolungarvi la vita? In ogni caso, a seconda
del farmaco utilizzato, saranno opportuni periodici controlli di
alcuni esami del sangue.
Quali
sono i farmaci utilizzati per il trattamento dell’ipertensione
arteriosa?
I
farmaci per curare l’ipertensione arteriosa sono rappresentati
principalmente da:
Diuretici
- Beta-bloccanti - Calcio-antagonisti - Ace-inibitori - Inibitori
dell’angiotensina - Alfa1-bloccanti - Inibitori adrenergici
centrali.
Spesso
è impossibile prevedere nel singolo soggetto se un farmaco è più
efficace di un altro prima di averlo provato, se provocherà
effetti collaterali, se bisognerà associare più farmaci. Solo
dopo averlo utilizzato si potrà stabilire il farmaco o i farmaci
più appropriati per quel paziente. Se compaiono alcuni effetti
collaterali non preoccupatevi: di solito scompaiono rapidamente
oppure il vostro medico modificherà la terapia.
Quanto
bisogna ridurre la pressione arteriosa con i farmaci?
L’obiettivo
nei soggetti giovani, di media età e nei diabetici è di ridurre
la pressione a valori inferiori a 130/85. Nei pazienti anziani
invece la pressione dovrebbe essere inferiore a 140/90.
CONSIGLI
UTILI
è
possibile controllare la pressione anche con una corretta alimentazione,
basta ricordare qualche semplice regola:
-
Aumentate il consumo
di frutta e verdura fresche;
-
consumate carne non
più di tre volte la settimana: alle carni rosse sono da preferirsi
pollo, tacchino e coniglio, meno ricchi di grasso;
-
non aggiungete sale
alle pietanze: è già contenuto negli alimenti, in particolare in
quelli di origine animale;
-
consumate alcool con
moderazione: sono consigliati non più di due bicchieri di vino al
giorno;
-
aumentate il consumo
di pesce fresco;
-
limitatevi con i dolci
e le bevande zuccherate;
-
i formaggi sono ricchi
di sodio: meglio non esagerare e preferire i formaggi come
mozzarella o ricotta;
-
ridurre drasticamente
il consumo di insaccati o prodotti affumicati: sono, infatti, cibi
ricchi di sale;
-
mettete regolarmente
in tavola farina e cereali integrali.
 
si
ringrazia la redazione di Salus
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