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Depressi? E' la sindrome da rientro
Stefano Pallanti

La fine dell’estate è accompagnata da una sottile malinconia naturale, si sa da sempre.

L’accorciarsi evidente delle giornate induce un restringimento delle ore di attività ed anche delle occasioni di incontro con gli altri. Molti riescono a sfuggire alle insidie di questa stagione progettando nuove attività autunnali, buoni proponimenti.

L’idea di un'influenza stagionale sull’umore è antichissima, risale almeno a cinque secoli prima di Cristo ed era parte della teoria Pitagorica della melanconia.

A differenza di altre credenze, smentite dalle osservazioni sperimentali, l’influsso negativo dell’autunno sull’umore viene confermato ed i meccanismi all’origine sono oggi, almeno in parte, documentati.

Intanto è stata effettivamente confermata la prevalenza di stati d’animo negativi nell’autunno anche nella popolazione normale. Maggiore affaticabilità, minori capacità di concentrazione, più facile irritabilità associate ad una riduzione delle ore di sonno furono documentate a Boston in una ricerca condotta su un'ampia popolazione di donne in età tra i 43 ed i 72 anni. I tentativi di correggere questa oscillazione depressiva con supplementi di vitamina D, che è naturalmente indotta nell’organismo dal sole, si dimostrarono inefficaci.

Ancor più vulnerabili alla negativa influenza autunnale sul tono dell’umore sono coloro i quali soffrono di depressione.

Infatti, non soltanto è stata riportata una maggiore frequenza di episodi depressivi in concomitanza dell’arrivo della stagione autunnale, ma gli episodi insorti in questo periodo si dimostrano meno facilmente curabili e di maggior durata rispetto a quelli del periodo estivo.

Oltre ai pazienti con disturbi dell’umore ci sono almeno altre due categorie di soggetti particolarme vulnerabili all’autunno e sono i pazienti con disturbi alimentari psicogeni, in particolare bulimia e disturbo da abbuffate , il “binge eating disorder”, e chi tenda all’abuso e alla dipendenza alcolica.

Ma com’è che l’arrivo dell’autunno esercita, su questa ampia fascia di pazienti, la sua azione potenzialmente patologica? Che differenze ci sono tra “autunnopatici” e non?

Alcuni studi mostrano un particolare tono del sistema nervoso vegetativo; aumentata attività ortosimpatica e ridotta attività parasimpatica caratterizzerebbero i pazienti con depressione stagionale in confronto a coloro che di depressione soffrono ma in maniera non-stagionale.

In confronto alla popolazione normale i pazienti con depressione autunnale mostrano anche valori lievemente ma significativamente ridotti dei livelli di ormoni tiroidei , T4 , e non è chiaro se questo sia un epifenomeno od abbia una sua specifica azione causale.

In alcune ricerche recenti condotte in Alaska sono stati riportati nei ritmi di produzione di melatonina (l’ormone mediatore della stimolazione luminosa), cortisolo ed anche, negli uomini, di testosterone. Ci sarebbe infatti un ritardo nella fase secretoria in confronto ai soggetti normali e questo potrebbe rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo non soltanto di disturbi dell’umore ma anche di alcolismo stagionale.

Ma non per tutti coloro che soffrono di disturbi psichiatrici l’autunno è una maledizione; infatti è stata riportata una tendenza alla riduzione degli episodi di ansia acuta in chi soffre di Disturbo da attacchi di Panico.

Il fenomeno della stagionalità autunnale è sempre più preso in considerazione anche nella scelta dell’impostazione terapeutica che dovrà considerare non soltanto l’opportunità di cure specifiche, in primo luogo quella della luce ”Light Therapy” e melatonina, ma anche di schemi di assunzione dei farmaci che tengano conto dell’alterazione dei ritmi fisiologici sempre sottesa ai disturbi con andamento stagionale.

Ecco i consigli per "Autunnopati", coloro cioè che hanno già precedenti episodi di depressione, discontrollo alimentare o alcolismo episodico autunnale negli anni precedenti.

1) Mantenere i ritmi abituali dell'estate, soprattutto per quanto riguarda il risveglio: dormire più a lungo può essere rischioso.

2) Anche alla reintroduzione dell'ora solare adeguare gradualmente il nuovo orario e non semplicemente spostare tutto di un'ora indietro.

3) Attività fisica all'aperto soprattutto nelle prime ore mattuttine.

4) Controllare la dieta, l'assunzione di alcolici e il fumo, che tendono a scivolare con effetto "a valanga" se non contenuti sino dai segni iniziali.
Una raccomandazione generale: i disturbi delle variazioni stagionali sono legati ad un problematico rapporto tra i ritmi indivuali e quelli imposti dal cambiamento: è importante che ogni adattamento alla stagione sia graduale e limitato, per evitare di perdere il proprio equilibrio psicofisico.

(l'autore è neuropsichiatra, direttore dell'Istituto di Neuroscienze di Firenze, e visiting associate professor of psychiatry alla Mount Sinai School of Medicine di New York)

si ringrazia Stefano Pallanti

 

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