La fine dell’estate è accompagnata da
una sottile malinconia naturale, si sa da sempre.
L’accorciarsi
evidente delle giornate induce un restringimento delle ore
di attività ed anche delle occasioni di incontro con gli
altri. Molti riescono a sfuggire alle insidie di questa
stagione progettando nuove attività autunnali, buoni
proponimenti.
L’idea di
un'influenza stagionale sull’umore è antichissima, risale
almeno a cinque secoli prima di Cristo ed era parte della
teoria Pitagorica della melanconia.
A differenza di
altre credenze, smentite dalle osservazioni sperimentali,
l’influsso negativo dell’autunno sull’umore viene
confermato ed i meccanismi all’origine sono oggi, almeno
in parte, documentati.
Intanto è stata
effettivamente confermata la prevalenza di stati d’animo
negativi nell’autunno anche nella popolazione normale.
Maggiore affaticabilità, minori capacità di
concentrazione, più facile irritabilità associate ad una
riduzione delle ore di sonno furono documentate a Boston
in una ricerca condotta su un'ampia popolazione di donne
in età tra i 43 ed i 72 anni. I tentativi di correggere
questa oscillazione depressiva con supplementi di vitamina
D, che è naturalmente indotta nell’organismo dal sole, si
dimostrarono inefficaci.
Ancor più
vulnerabili alla negativa influenza autunnale sul tono
dell’umore sono coloro i quali soffrono di depressione.
Infatti, non
soltanto è stata riportata una maggiore frequenza di
episodi depressivi in concomitanza dell’arrivo della
stagione autunnale, ma gli episodi insorti in questo
periodo si dimostrano meno facilmente curabili e di
maggior durata rispetto a quelli del periodo estivo.
Oltre ai pazienti
con disturbi dell’umore ci sono almeno altre due categorie
di soggetti particolarme vulnerabili all’autunno e sono i
pazienti con disturbi alimentari psicogeni, in particolare
bulimia e disturbo da abbuffate , il “binge eating
disorder”, e chi tenda all’abuso e alla dipendenza
alcolica.
Ma com’è che
l’arrivo dell’autunno esercita, su questa ampia fascia di
pazienti, la sua azione potenzialmente patologica? Che
differenze ci sono tra “autunnopatici” e non?
Alcuni studi
mostrano un particolare tono del sistema nervoso
vegetativo; aumentata attività ortosimpatica e ridotta
attività parasimpatica caratterizzerebbero i pazienti con
depressione stagionale in confronto a coloro che di
depressione soffrono ma in maniera non-stagionale.
In confronto alla
popolazione normale i pazienti con depressione autunnale
mostrano anche valori lievemente ma significativamente
ridotti dei livelli di ormoni tiroidei , T4 , e non è
chiaro se questo sia un epifenomeno od abbia una sua
specifica azione causale.
In alcune ricerche
recenti condotte in Alaska sono stati riportati nei ritmi
di produzione di melatonina (l’ormone mediatore della
stimolazione luminosa), cortisolo ed anche, negli uomini,
di testosterone. Ci sarebbe infatti un ritardo nella fase
secretoria in confronto ai soggetti normali e questo
potrebbe rappresentare un fattore di rischio per lo
sviluppo non soltanto di disturbi dell’umore ma anche di
alcolismo stagionale.
Ma non per tutti
coloro che soffrono di disturbi psichiatrici l’autunno è
una maledizione; infatti è stata riportata una tendenza
alla riduzione degli episodi di ansia acuta in chi soffre
di Disturbo da attacchi di Panico.
Il fenomeno della
stagionalità autunnale è sempre più preso in
considerazione anche nella scelta dell’impostazione
terapeutica che dovrà considerare non soltanto
l’opportunità di cure specifiche, in primo luogo quella
della luce ”Light Therapy” e melatonina, ma anche di
schemi di assunzione dei farmaci che tengano conto
dell’alterazione dei ritmi fisiologici sempre sottesa ai
disturbi con andamento stagionale.
Ecco i consigli per "Autunnopati",
coloro cioè che hanno già precedenti episodi di
depressione, discontrollo alimentare o alcolismo episodico
autunnale negli anni precedenti.
1) Mantenere i ritmi abituali
dell'estate, soprattutto per quanto riguarda il risveglio:
dormire più a lungo può essere rischioso.
2) Anche alla reintroduzione
dell'ora solare adeguare gradualmente il nuovo orario e
non semplicemente spostare tutto di un'ora indietro.
3) Attività fisica all'aperto
soprattutto nelle prime ore mattuttine.
4) Controllare la dieta,
l'assunzione di alcolici e il fumo, che tendono a
scivolare con effetto "a valanga" se non contenuti sino
dai segni iniziali.
Una raccomandazione generale: i disturbi delle variazioni
stagionali sono legati ad un problematico rapporto tra i
ritmi indivuali e quelli imposti dal cambiamento: è
importante che ogni adattamento alla stagione sia graduale
e limitato, per evitare di perdere il proprio equilibrio
psicofisico.
(l'autore è neuropsichiatra,
direttore dell'Istituto di Neuroscienze di Firenze, e
visiting associate professor of psychiatry alla Mount
Sinai School of Medicine di New York)