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Trenta mila nuovi
infezioni all’anno in Europa 35004000 in Italia contro 3
milioni e 600, stimate dall’Unaids per quest’anno, nell’Africa
subsahariana, di poco inferiore per popolazione.
E’ una vera "forbice" la differente diffusione dell’Hiv, il
virus dell’Aids, tra occidente e terzo mondo. Una forbice che
fa capire come l’epidemia stia scavando ancora più
profondamente l’imbarazzante solco che già divide il mondo
industrializzato dai Paesi in via di sviluppo. Basti pensare
che mentre da noi si considera "stabilizzata" l’epidemia,
tanto che ora si parla di "endemia", in Africa, se non si fa
presto qualcosa di più concreto di quanto s’è fatto finora, si
conteranno oltre 50 milioni di morti entro il 2020. Se poi si
considera che la fascia sociale più colpita sarà quella tra i
15 e i 34 anni, con un’incidenza femminile doppia rispetto
alla maschile, si ha tutta la misura del danno socioeconomico
che l’epidemia sta arrecando al continente africano e all’area
subsahariana, in particolare.
Ma cosa si sta facendo nel mondo così detto "evoluto", che ha
quasi vinto la sua guerra contro il virus in casa, per
invertire la tendenza anche nei Paesi poveri? Che ne è
dell’accordo sui farmaci a basso prezzo per il Terzo Mondo,
stabilito a fine agosto dalla World Trade Organisation, che
finora sembra essere stato recepito solo dal Canada che,
proprio nei giorni scorsi, ha elaborato un’apposita legge?
«L’accordo», dice Stefano Vella, direttore del Dipartimento
Farmaco dell’Istituto superiore della Sanità, «fissava un
doppio binario per i farmaci registrati con un prezzo per i
Paesi del cosiddetto "Nord" del mondo ed un altro per quelli
del "Sud", con la possibilità di licenze locali, per produrre
sotto brevetto. Il problema è che prima bisogna legiferare e
l’industria, solo dopo che sarà adeguatamente garantita, si
muoverà». L’accordo WTO riguardava anche i generici, tra cui
ci sono farmaci molto usati contro l’Aids, per i quali s’è
concordata l’esportazione verso i paesi poveri con produzione
insufficiente, a patto che non li riesportino nel "Nord". «Qui
le cose cominciano a muoversi, anche se l’Italia non è
coinvolta, in quanto non ha generici per Aids. In Africa
stanno arrivando generici anti Aids dall’India, dalla
Thailandia e dal Brasile», dice Vella . Perché allora le nuove
infezioni continuano a crescere? «Per quanto riguarda i
farmaci, anche se ora in Africa la terapia costa dieci volte
di meno che da noi, quei 1000 dollari l’anno a malato per i
registrati e 500 per i generici sono sempre cifre altissime».
Che fare allora? «Tocca al "Global Found per Hiv, tubercolosi
e malaria", voluto da Kofi Annan nel 2001 per distribuire
fondi ai paesi poveri, che però dev’essere meglio finanziato:
ci sono 23 miliardi di dollari su un fabbisogno di 7
miliardi..». Ma c’è anche un problema di strutture sanitarie
carenti e di una migliore formazione del personale, anche
perché in Africa i farmaci non li danno i medici, ma più
spesso i paramedici. Un terreno vasto e irto di ostacoli, su
cui continua a muoversi soprattutto il volontariato.
Restano le speranze riposte nella ventina di vaccini in studio
nel mondo, uno anche ad opera dell’Istituto Superiore di
Sanità, già in fase clinica, e in un gel anti infezione,
sempre dell’ISS, che la donna, principale vittima del virus,
potrà gestirsi da sola.
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si ringrazia
Repubblica Salute 
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