L'ulcera è una lesione
che può svilupparsi
sulla mucosa dello
stomaco e può colpire
individui di qualsiasi
età e sesso. In realtà
circa i 2/3 della
popolazione mondiale ne
soffrono e sono
soprattutto gli adulti e
gli anziani ad ammalarsi
più frequentemente di
ulcera. Le conoscenze
sulla fisiopatologia di
molte malattie
gastroduodenali hanno
subito un radicale
cambiamento a seguito
della scoperta del ruolo
dell’Helicobacter pylori.
Questo batterio, che
colonizza di preferenza
la mucosa gastrica, è
attualmente ritenuto uno
dei più importanti e
diffusi germi patogeni
per l’uomo. L’infezione
da Helicobacter pylori
determina
invariabilmente una
gastrite cronica, che
generalmente decorre
asintomatica. La
presenza di Helicobacter
pylori è stata
riscontrata in oltre il
90% dei pazienti affetti
da ulcera duodenale e in
percentuali tra il 70% e
l’80% dei pazienti con
ulcera gastrica,
l’infezione evolve o in
una gastrite cronica
atrofica o in un’ulcera
gastrica e/o duodenale
oppure in carcinoma
gastrico. L'Helicobacter
pylori può vivere nella
pancia per 20 o 30 anni
prima di causare
dolorose ulcere.
Alcune varietà di
batteri si insediano e
vivono tranquillamente
senza causare danni,
vicino all'epitelio, lo
strato superiore di
cellule che ricoprono lo
stomaco mentre altre
iniettano lentamente
nell'epitelio una
proteina chiamata CagA.
L'infiltrazione di CagA
in qualche modo innesca
la malattia. Questo
studio è stato
effettuato da un team di
scienziati
dell'Università di
Stanford, negli Stati
Uniti; per comprendere
questo processo hanno
infettato con H. pylori
cellule renali di un
cane. Hanno così
scoperto che i batteri
fanno presa sulla
struttura adesiva che
tiene insieme le
cellule. Si attaccano
infatti quasi sempre a
una proteina comune
nelle strutture,
chiamata ZO-1, che migra
vicino al luogo dove si
trovano i batteri.
In seguito a vari
esperimenti i
ricercatori hanno
scoperto che CagA e ZO-1
agiscono insieme per
distruggere i tessuti
dell'epitelio causando,
in questo modo, ulcere
ed altre malattie. Una
nuova ricerca svolta dai
microbiologi Rob Maier e
Jonathan Olson
dell'Università della
Georgia dimostra per la
prima volta che alcuni
batteri, come l'H.
pylori, che provocano
malattie nell'uomo usano
l'idrogeno molecolare
come fonte energetica.
Finora la maggior parte
degli scienziati pensava
che l'idrogeno venisse
eliminato dal corpo come
un prodotto di rifiuto,
invece, i due scienziati
della UGA hanno provato
che nel nostro organismo
ne restano quantità che
vengono sfruttate come
fonte di energia da una
serie di batteri
patogeni. "Non solo
abbiamo trovato idrogeno
nella mucosa gastrica
dei topi, ma abbiamo
anche scoperto che la
sua presenza aumenta di
molto la capacità di
colonizzare lo stomaco
da parte dello H. Pylori",
ha detto Maier.
Gli scienziati non sanno
come l'idrogeno arrivi
dai produttori (la flora
batterica del colon) ai
consumatori (i patogeni)
che stanno sulle pareti
dello stomaco. Secondo
Maier, "l'idrogeno può
giocare un ruolo
particolarmente
importante nel provocare
l'infezione stabile di
H. Pylori richiesta
dalle patologie più
gravi associate alla
presenza del batterio:
l'ulcera gastrica e il
cancro. Probabilmente la
sopravvivenza a lungo
termine del batterio
nella mucosa potrebbe
dipendere dalla sua
fonte di energia, cioè
l'idrogeno".
Dato che nell'uomo il
14% di tutto l'idrogeno
prodotto dall'intestino
è eliminato tramite la
respirazione, Maier e
Olson pensano che
l'idrogeno arrivi ai
polmoni portato dal
sangue e che possa
servire da fonte di
energia per i patogeni
in altre aree del corpo,
compresi i polmoni e gli
organi interni. Dato che
la quantità di idrogeno
prodotto nel colon varia
a seconda della dieta, e
che l' H. Pylori usa
questo idrogeno come
fonte di energia, una
cosa semplice come un
cambiamento della dieta
può avere effetti sulla
virulenza e persistenza
di questo e di altri
batteri patogeni.
Istituzione scientifica
citata nell'articolo:
Stanford University