La meningite è un’infiammazione
delle membrane (le meningi) che
avvolgono il cervello e il midollo
spinale. La malattia è generalmente
di origine infettiva e può essere
virale, batterica o causata da
funghi. La forma virale, detta anche
meningite asettica, è quella più
comune: di solito non ha conseguenze
gravi e si risolve nell’arco di 7-10
giorni. La forma batterica è più
rara ma estremamente più seria, e
può avere conseguenze fatali.
Il periodo di incubazione della
malattia può variare a seconda del
microorganismo causale. Nel caso
della meningite virale va dai 3 ai 6
giorni, per la forma batterica dai 2
ai 10 giorni. La malattia è
contagiosa solo durante la fase
acuta dei sintomi e nei giorni
immediatamente precedenti l’esordio.
In Italia dal 1996 è attivo un
sistema di sorveglianza dedicato
alle meningiti batteriche che negli
anni successivi si è ampliato a
includere tutte le malattie invasive
da meningococco, pneumococco ed
emofilo. Ogni anno vengono segnalati
al sistema, coordinato dall’Istituto
superiore di sanità, circa 800 casi.
Per i casi in cui si conferma
l’eziologia da meningococco, il
Dipartimento di malattie infettive
dell’Iss effettua la
caratterizzazione del microorganismo,
indispensabile per la comparazione
delle caratteristiche fenotipiche e
genotipiche dei ceppi responsabili
di casi nel nostro Paese e negli
altri Paesi europei.
I
batteri che sono più frequente causa
di meningite sono tre:
Neisseria meningitidis
(meningococco) è un ospite
frequente delle prime vie
respiratorie. È stato
identificato per la prima volta
nel 1887, anche se la malattia
era già stata descritta nel 1805
nel corso di un’epidemia a
Ginevra.
Dal 2 al 30% della popolazione
sana alberga meningococchi nel
naso e nella gola senza
presentare alcun sintomo, e
questa presenza non è correlata
a un aumento del rischio di
meningite o di altre malattie
gravi. La trasmissione del germe
avviene per via respiratoria, e
il rischio di sviluppare la
malattia sembra essere maggiore
in persone che hanno acquisito
l’infezione da poco, rispetto a
chi invece è portatore da più
tempo.
Esistono 13 diversi sierogruppi
di meningococco, ma solo 5
(denominati
A, B, C, W
135 e Y)
causano
meningite e
altre
malattie
gravi. In
Italia e in
Europa i
sierogruppi
B e C sono i
più
frequenti.
I sintomi
non sono
diversi da
quelli delle
altre
meningiti
batteriche,
ma nel
10-20% dei
casi la
malattia è
rapida e
acuta, con
un decorso
fulminante
che può
portare al
decesso in
poche ore
anche in
presenza di
una terapia
adeguata.
I malati di
meningite o
altre forme
gravi sono
considerati
contagiosi
per circa 24
ore
dall’inizio
della
terapia
antibiotica
specifica.
La
contagiosità
è comunque
bassa, e i
casi
secondari
sono rari.
Il
meningococco
può tuttavia
dare origine
a focolai
epidemici.
Per limitare
il rischio
di casi
secondari, è
importante
che i
contatti
stretti dei
malati
effettuino
una
profilassi
con
antibiotici.
In
particolare,
vengono
definiti
come
contatti
stretti di
un malato:
a) i
conviventi
b)
chi ha
dormito o
mangiato
spesso nella
stessa casa
del paziente
c) le
persone che
nei sette
giorni
precedenti
l’esordio
hanno avuto
contatti con
la sua
saliva
(attraverso
baci,
stoviglie,
spazzolini
da denti)
d) i
sanitari che
sono stati
direttamente
esposti alle
secrezioni
respiratorie
del paziente
(per esempio
durante
manovre di
intubazione
o
respirazione
bocca a
bocca).
Inoltre, la
sorveglianza
dei contatti
è importante
per
identificare
chi dovesse
presentare
febbre, in
modo da
diagnosticare
e trattare
rapidamente
eventuali
ulteriori
casi. Questa
sorveglianza
è prevista
per 10
giorni
dall’esordio
dei sintomi
del paziente
Streptococcus
pneumoniae
(pneumococco)
è, dopo
il
meningococco,
uno
degli
agenti
più
comuni
della
meningite.
Oltre
alla
meningite,
può
causare
polmonite
o
infezioni
delle
prime
vie
respiratorie,
come
l’otite.
Come il
meningococco,
si
trasmette
per via
respiratoria
e può
trovarsi
nelle
prime
vie
respiratorie
senza
causare
alcuna
malattia.
Esistono
molti
tipi
diversi
di
pneumococco.
Le
meningiti
da
pneumococco
si
presentano
in forma
sporadica,
e non è
indicata
la
profilassi
antibiotica
di chi è
stato in
contatto
con un
caso
Haemophilus
influenzae
tipob
(emofilo
o Hib)
era fino
alla
fine
degli
anni
Novanta
la causa
più
comune
di
meningite
nei
bambini
fino a 5
anni.
Con
l’introduzione
della
vaccinazione
i casi
di
meningite
causati
da
questo
batterio
si sono
ridotti
moltissimo.
In caso
di
meningite
da Hib,
è
indicata
la
profilassi
antibiotica
dei
contatti
stretti.
Per quanto
riguarda la
meningite
virale, gli
agenti più
frequenti
sono herpes
virus ed
enterovirus.
La meningite
di origine
fungina si
manifesta
invece
soprattutto
in persone
con deficit
della
risposta
immunitaria,
come per
esempio i
malati di
Aids, e può
rappresentare
comunque un
pericolo per
la vita.
Sintomi
e diagnosi
I sintomi
della
meningite
sono
indipendenti
dal germe
che causa la
malattia. I
sintomi più
tipici
includono:
irrigidimento
della
parte
posteriore
del
collo
(rigidità
nucale)
febbre
alta
mal di
testa
vomito o
nausea
alterazione
del
livello
di
coscienza
convulsioni.
L’identificazione
del
microorganismo
responsabile
viene
effettuata
su un
campione di
liquido
cerebrospinale
o su sangue.
Fattori
di rischio e
possibili
complicazioni
Tra i
fattori di
rischio per
lo sviluppo
della
meningite
batterica
vanno
elencati:
età:
le
meningiti
batteriche
colpiscono
soprattutto
i
bambini
sotto i
5 anni e
altre
fasce di
età che
variano
a
seconda
del
germe.
Infatti
le forme
da
meningococco
interessano,
oltre i
bambini
piccoli,
anche
gli
adolescenti
e i
giovani
adulti,
mentre
le
meningiti
da
pneumococco
colpiscono
soprattutto
gli
anziani
vita
di
comunità:
le
persone
che
vivono e
dormono
in
ambienti
comuni,
come gli
studenti
nei
dormitori
universitari
o le
reclute,
hanno un
rischio
più
elevato
di
meningite
da
meningococco
fumo
ed
esposizione
al fumo
passivo
altre
infezioni
delle
prime
vie
respiratorie.
La malattia
può avere
complicazioni
anche gravi,
con danni
neurologici
permanenti,
come la
perdita
dell’udito,
della vista,
della
capacità di
comunicare o
di
apprendere,
problemi
comportamentali
e danni
cerebrali,
fino alla
paralisi.
Tra le
complicazioni
di natura
non
neurologica
possono
esserci
danni renali
e alle
ghiandole
surrenali,
con
conseguenti
squilibri
ormonali.
Trattamento
Il
trattamento
della
meningite
batterica si
basa
soprattutto
sulla
terapia
antibiotica.
L’identificazione
del batterio
che causa la
malattia è
importante
sia per
orientare la
terapia
antibiotica
del
paziente,
sia per
definire se
è necessaria
la
profilassi
dei
contatti.
Prevenzione
e
vaccinazione
In caso di
meningite da
meningococco
e, in misura
minore, da
Haemophilus
influenzae b,
i contatti
stretti del
malato hanno
un maggior
rischio di
ammalarsi
rispetto
alla
popolazione
generale.
Per questo è
indicata la
loro
profilassi
antibiotica
e
sorveglianza.
Dagli anni
Novanta è
ormai comune
la
vaccinazione
contro
Haemophilus
influenzae
b, che
in Italia
rientra tra
quelle
previste per
tutti i
nuovi nati.
Sono
disponibili
sul mercato
anche i
vaccini
contro
alcuni ceppi
di
pneumococco
e alcuni
sierogruppi
di
meningococco.
Per quanto
riguarda lo
pneumococco,
sono
disponibili
il vaccino
coniugato
eptavalente,
raccomandato
in alcuni
Paesi per la
vaccinazione
di tutti i
neonati, e
il vaccino
23 valente
polisaccaridico.
Sul fronte
della lotta
al
meningococco,
sono
attualmente
disponibili
vaccini
polisaccaridici
contro i
sierogruppi
A, C, Y e W
135, che
però
forniscono
una
protezione
di breve
durata ai
soli
soggetti di
età maggiore
di 2 anni.
Non esistono
ancora
vaccini per
prevenire le
meningiti da
meningococco
sierogruppo
B ma ci sono
vaccini
“coniugati”
contro il
gruppo C,
efficaci già
nel primo
anno di
vita, che
inducono una
protezione
persistente.
In alcuni
Paesi a
elevata
incidenza è
stata
introdotta
la
vaccinazione
per tutti i
nuovi nati.
In caso di
focolai
epidemici da
meningococco
C, le
attuali
raccomandazioni
internazionali
indicano
l’opportunità
di
introduzione
della
vaccinazione
su larga
scala
nell’area
geografica
interessata
quando
l’incidenza
è superiore
a 10 casi
per 100.000
abitanti
nell’arco di
tre mesi.