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Broncopneumopatia cronica ostruttiva


Da sapere

La broncopneumopatia cronica ostruttiva (in sigla BPCO) è una sindrome clinica che si manifesta con una progressiva ostruzione delle vie aeree e conseguente riduzione dei flussi espiratori massimali. È determinata da un processo infiammatorio cronico conseguenza del variabile coesistere di bronchite cronica ed enfisema polmonare. L’ostruzione (e il collasso) delle vie aeree è cronica e progressiva ed è scarsamente (o solo parzialmente) reversibile con un’appropriata terapia.

Delle due condizioni cliniche che ne sono responsabili, l’una, ossia la bronchite cronica, è una malattia delle vie aeree caratterizzata da una cronica ipersecrezione di muco; l’altra, ossia l’enfisema polmonare, è una malattia del parenchima polmonare (ossia degli alveoli, sede dello scambio gassoso) ed è caratterizzata da una permanente dilatazione di questi spazi aerei.

Nelle fasi avanzate la BPCO inevitabilmente comporta lo sviluppo di un’insufficienza respiratoria condizione conseguente ad una compromissione degli scambi gassosi caratterizzata da ipossiemia (riduzione della pressione parziale di ossigeno nel sangue arterioso perché il polmone è meno idoneo ad assumerlo) ed ipercapnia (aumento, sempre a livello del sangue arterioso, di anidride carbonica, perché il polmone è meno idoneo ad eliminarla).

Fattori di rischio

Le malattie respiratorie, più di ogni altro tipo di malattia, sono in grado di essere più facilmente prevenute che curate. I fattori di rischio per la broncopneumopatia cronica ostruttiva vengono classicamente suddivisi in:

·                          fattori ambientali (fumo di sigaretta, inquinamento atmosferico, infezioni respiratorie in età infantile);

·                          fattori individuali, ossia condizionati dall’assetto genetico dell’individuo: razza e sesso, familiarità, suscettibilità individuale al fumo di sigaretta (fumatori suscettibili-fumatori resistenti) o alle infezioni infantili, deficit congenito di alfa1-antitripsina (una proteina, prodotta dal fegato, dotata di un potente effetto “protettivo” sulle strutture polmonari).

Tra i fattori ambientali il fumo di tabacco è di gran lunga il fattore più importante alla base dello sviluppo della BPCO: la sua cessazione, in qualunque momento intervenga, ha un effetto favorevole sul decorso della malattia, consentendo di prolungare la sopravvivenza. Tra i fattori individuali (geneticamente determinati) il più definito è il deficit di alfa1-antitripsina, responsabile (in una minoranza di casi) di una forma grave di enfisema giovanile (terza-quarta decade).

Da quanto esposto emerge che anche per la BPCO vale la regola che le malattie sono una conseguenza dell’interazione tra fattori esterni (ambientali) e fattori interni (genetici) che ne condizionano la predisposizione.

Esordio

I meccanismi responsabili dello sviluppo della broncopneumopatia cronica ostruttiva possono essere variamente rappresentati nelle singole forme cliniche (bronchite cronica-enfisema polmonare), ma hanno comunque un denominatore comune, trattandosi nel loro insieme dello sviluppo di un processo infiammatorio cronico. Questo, nelle diverse condizioni, può essere variamente localizzato (in prevalenza a livello bronchiale, bronchiolare o alveolare) e avere una diversa natura (tossica, infettiva, allergica).

Nonostante bronchite cronica ed enfisema siano caratterizzati da modificazioni fisiopatologiche e da sintomi diversi è possibile individuare meccanismi patogenetici comuni. Le lesioni tessutali sono essenzialmente riconducibili allo squilibrio di un sistema enzimatico (proteasi/antiproteasi) deputato al mantenimento dell’integrità delle strutture polmonari (vie aeree, alveoli). Un ruolo centrale è rivestito dall’esposizione cronica ai fattori di rischio della BPCO (fumo di tabacco in primo luogo). Questa cronica esposizione determina la massiva migrazione, nei tessuti polmonari, di cellule del sangue (globuli bianchi: neutrofili). L’attivazione funzionale di questi ultimi è responsabile del danno a carico dei tessuti polmonari attuata attraverso l’eccessiva produzione di enzimi capaci di distruggere i tessuti (proteasi). Queste alterazioni, tra l’altro, indeboliscono i meccanismi di difesa delle vie aeree rendendole più suscettibili alle infezioni (virali e/o batteriche). Da un punto di vista istologico la proliferazione e l’attivazione funzionale delle cellule residenti nel tessuto colpito dalla flogosi cronica determinano un progressivo cambiamento della struttura tessutale caratterizzata in particolare dall’eccessiva produzione di tessuto connettivo. A questo processo viene dato il nome di rimodellamento strutturale a sottolineare la comparsa di una nuova architettura dei tessuti.

Cause e sintomi

Il polmone è l’organo in cui aria e sangue si incontrano per realizzare lo scambio gassoso: assunzione di ossigeno (O2) ed eliminazione di anidride carbonica (CO2). Nella BPCO l’ostruzione al flusso nelle vie aeree riconosce due cause:

·                          bronchiolite ostruttiva (con tutte le conseguenze del processo infiammatorio);

·                          enfisema: processo che mediante il danno anatomico comporta riduzione della forza di retrazione elastica del parinchema polmonare.

Come conseguenza dell’ostruzione al flusso, la resistenza nelle vie aeree aumenta, i flussi espiratori si riducono e il tempo dell’espirazione si allunga: diventa così inevitabile e progressivo "l’intrappolamento" di una certa quantità di aria nel polmone. Si sviluppa il cosiddetto "torace a botte" caratterizzato da un aumento del diametro antero-posteriore e un abbassamento (appiattimento) del diaframma (il principale muscolo della respirazione) che diventa meno efficiente da un punto di vista meccanico: cioè, produce meno ventilazione.

I principali sintomi dei pazienti con BPCO sono costituiti da:

·                          tosse, più spesso associata ad iperproduzione di muco (espettorato);

·                          dispnea (sgradevole sensazione di una respirazione insufficiente), prevalentemente da sforzo;

·                          rumori broncostenotici (fischi, sibili), indicativi di una ostruzione delle vie aeree.

I sintomi prevalenti spesso vengono evidenziati quando le alterazioni strutturali (inizialmente a livello broncopolmonare e successivamente anche a livello dei vasi polmonari) sono già presenti, irreversibili e quantificabili con un semplice esame funzionale (prove di funzionalità respiratoria: riduzione dei flussi espiratori, modificazioni dei volumi polmonari, riduzione della capacità di diffusione alveolo-capillare). I segni clinici non sempre sono evidenziabili nelle fasi precoci della malattia, ma consentono, in qualunque fase, se ricercati e correttamente interpretati, di segnalare la malattia.

La BPCO nelle persone anziane

In età avanzata l’apparato respiratorio subisce numerose modificazioni (essenzialmente riconducibili a riduzione della elasticità delle strutture toraco-polmonari) che ne riducono l’efficienza. Di rilevante importanza clinica risultano:

·                          la riduzione del potere di ritorno elastico del polmone;

·                          la rigidità della gabbia toracica;

·                          la riduzione della forza dei muscoli respiratori.

Essere anziano con la BPCO significa avere molti, talora importanti problemi. Il principale è quello relativo agli effetti della malattia (BPCO appunto) sullo stato generale: negli anziani affetti da BPCO, infatti, è possibile un rapido declino dell’autonomia funzionale globalmente intesa ed un aumentato rischio di scompenso di malattie coesistenti.

Riacutizzazioni

La storia naturale della broncopneumopatia cronica ostruttiva è caratterizzata da ricorrenti episodi di riacutizzazione clinica che si manifestano con un peggioramento dei sintomi (aumento del volume e della purulenza dell’espettorato, aumento dei rumori bronchiali, aumento della dispnea, senso di costrizione toracica).

Le cause di gran lunga più frequenti sono quelle infettive (batteriche e virali), ma non vanno trascurati anche eventi non-infettivi (per esempio pneumotorace, embolia polmonare, scompenso cardiaco). La loro gravità può essere molto diversa e richiedere misure che vanno dal semplice aumento della terapia farmacologia al ricorso alla terapia intensiva non respiratoria. Le riacutizzazioni costituiscono un rischio rilevante per i pazienti affetti da BPCO in quanto comportano un'elevata mortalità valutabile attorno al 15 per cento (con punte del 50 per cento nei pazienti anziani con importanti malattie concomitanti).

si ringrazia il Dott. Vittorio Grassi
Clinica Medica, Divisione Medicina I
Azienda Ospedaliera Spedali Civili, Brescia

 

 

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