L'Aspirina riduce il rischio di tumori all'esofago in soggetti predisposti
Farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS) come l’aspirina possono essere efficaci nella prevenzione dello sviluppo dell’adenocarcinoma esofageo in pazienti con esofago di Barrett. Lo dimostra uno studio apparso sulla rivista Lancet.
La
patologia. “Un trattamento
poco costoso, facilmente disponibile
e molto sicuro di prevenire la
progressione neoplastica in pazienti
ad alto rischio di tumore esofageo
avrebbe sostanziali benefici in
termini economici e sanitari”,
spiega Thoma Vaughan della Public
Health Sciences Division del Fred
Hutchinson Cancer Research Center di
Seattle, leader del team di
ricercatori autori dello studio. La
malattia da reflusso gastroesofageo
(MRGE) colpisce milioni di persone
in Italia, ma è una malattia spesso
sottostimata da parte dei pazienti
stessi e a rischio di una diagnosi
tardiva: oltre il 50 per cento dei
pazienti, infatti, effettua un
consulto medico solo quando la
sintomatologia è diventata
insopportabile; il 47 per cento
risulta soffrire di sintomi
giornalieri; il 70 per cento
descrive la sintomatologia di
livello moderato-severo; all’esame
endoscopico il 47 per cento
manifesta erosioni esofagee mentre
il 6 per cento ha un esofago di
Barrett. Ogni anno circa l’1 per
cento dei pazienti con esofago di
Barrett sviluppa un adenocarcinoma
esofageo. Sebbene l’incidenza di
questa patologia tumorale sia in
crescita, i meccanismi alla base del
suo sviluppo non sono stati ancora
del tutto chiariti. Si ritiene che
l’assunzione di FANS prevenga lo
sviluppo di tumori colorettali e
polipi adenomatosi principalmente
attraverso l’inibizione della
ciclo-ossigenasi, un enzima con
proprietà cancerogene.
Lo studio.
I ricercatori guidati da Vaughan
hanno esaminato la relazione tra la
durata e la frequenza dell’utilizzo
di FANS e il rischio di
adenoicarcinoma esofageo in 350
pazienti con esofago di Barrett.
Dopo un follow-up mediano di 65,5
mesi è risultato che i consumatori
abituali di FANS avevano un rischio
significativamente minore rispetto a
chi non aveva mai assunto FANS
(incidenza di adenocarcinoma
esofageo in 5 anni 6,6 per cento nei
pazienti trattati con FANS, 14,3 nei
pazienti mai trattati con FANS) . I
pazienti trattati in passato con
FANS presentavano anch’essi un
rischio minore (9,7 per cento), ma
di entità non così significativa.
Vaughan commenta: “Questi dati
dimostrano che la terapia con
anti-infiammatori non steroidei può
rappresentare una valida strategia
chemioterapica pewr ridurre il
rischio di progressione neoplastica
nei pazienti con esofago di Barrett”.
Bibliografia. Vaughan TL,
Dong LM, Blount PL et al.
Non-steroidal anti-infiammatory
drugs and risk of neoplastic
progression in Barrett’s oesophagus:
a prospective study. Lancet 2005;
doi:10.1016/S1470-2045(05)70431-9.
