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Malattie
infettive
L'epatite
C
cambia
abitudini
Una
caratteristica
“positiva”
dell’HCV,
cioè
del
virus
dell’epatite
C, è
la
scarsa
efficienza,
per
non
dire
l’inefficacia,
della
trasmissione
attraverso
i
rapporti
sessuali.
A
differenza
dell’epatite
B,
che
invece
trova
nei
rapporti
sessuali
non
protetti
la
principale
via
di
contagio
dopo
il
contatto
con
sangue
infetto,
per
l’epatite
C i
molti
studi
condotti
dimostrano
che
il
sesso
sicuro,
per
quanto
sempre
raccomandabile,
non
sia
altrettanto
fondamentale.
Un
gruppo
di
popolazione
differente...
Questa
circostanza,
però,
è
stata
riscontrata
nella
popolazione
generale.
Oggi
una
ricerca
francese
presentata
la
scorsa
settimana
al
Congresso
annuale
dell’American
Association
for
the
Study
of
Liver
Disease
indicherebbe
che
non
è
sempre
così.
Secondo
i
dati
presentati
in
quella
sede,
nei
pazienti
affetti
da
HIV
la
regola
sembra
non
valere
e
sembra
molto
probabile
che
i
rapporti
sessuali
non
protetti
possano
trasmettere
l’epatite.
La
ricerca
è
stata
condotta
su
un
gruppo
di
12
uomini,
età
media
42
anni,
in
media
sieropositivi
per
l’HIV
da 9
anni,
che
presentavano
epatite
C
acuta.
I
tratti
in
comune
tra
i
pazienti
erano
la
provenienza
dalla
stessa
area,
la
zona
Ovest
di
Parigi,
l’omosessualità
e
l’avere
come
unico
possibile
fattore
di
rischio
l’attività
sessuale.
I
ricercatori,
oltre
che
la
storia
clinica
e lo
stile
di
vita
dei
pazienti,
hanno
condotto
indagini
molecolari
per
definire
con
precisione
quale
genotipo
virale
fosse
coinvolto.
Infatti
l’HCV
ha
un’estrema
variabilità
genetica,
il
che
significa
che
ne
esistono
svariati
sottotipi
ed è
questo
il
motivo
per
cui
risulta
ben
difficile
mettere
a
punto
un
vaccino
efficace,
esattamente
come
avviene,
per
esempio,
per
il
raffreddore.
Ed è
qui
che
sono
benvenuti
i
riscontri
più
interessanti.
...
e un
differente
sottotipo
del
virus
Infatti,
dalla
mappatutra
genetica
del
virus
riscontrato
si è
trovato
che
c’era
poca
variazione
genetica
tra
i
pazienti
che
avevano
il
medesimo
tipo
di
HCV,il
che
testimonia
non
solo
del
fatto
che
il
contagio
fosse
piuttosto
recente,
ma
anche
l’origine
fosse
comune
in
questi
casi,
almeno
con
ottima
approssimazione.
Il
secondo
dato
importante
riguarda
il
genotipo
del
viru
coinvolto
in
questo
gruppo
di
infezioni.
Infatti
in
uno
dei
pazienti
il
responsabile
era
il
genotipo
1a,
in
un
altro
il
genotipo
3 e
tutti
gli
altri
erano
stati
infettati
dal
genotipo
4d.
“Questa
relativa
prevalenza
è
totalmente
differente
da
quella
che
si
riscontra
nella
popolazione
generale
e
negli
altri
pazienti
infettati
sia
dall’HIV
che
dall’HCV.
Normalmente,
nel
60%
dei
casi
si
identifica
il
genotipo
1,
mentre
il
genotipo
3 è
responsabile
nel
25%
dei
casi
e il
4
solo
nel
15%”
ha
detto
Stanislas
Pol,
epatologo
dell’ospedale
Necker
e
uno
degli
autori
della
ricerca.
Questa
ricerca,
per
quanto
piccola,
sembra
indicare
almeno
due
cose.
Innanzitutto
che
quando
è
presente
l’HIV,
l’organismo
sembra
essere
più
vulnerabile
da
parte
dell’epatite
C
anche
per
vie
normalmente
più
resistenti.
La
seconda
cosa
è
che
se i
rapporti
sessuali
non
protetti
possono
in
questo
caso
permettere
il
contagio,
questo
avviene
prevalentemente
per
alcuni
genotipi
virali
che
potrebbero
essere
più
“adatti”
a
questo
tipo
di
trasmissione.
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