Qualche
idea per calmarlo
Chiunque debba
affrontare il pianto di
un neonato prima o poi
si chiederà se non
esista una formula
magica per farlo
smettere. Dopo aver
tentato tutto o quasi,
dopo aver dato biberon,
cambiato pannolino,
cullato, cantato,
abbracciato, il livello
di sopportazione tende a
diminuire in maniera
inversamente
proporzionale alla
durata del pianto. Per
non parlare della
frustrazione di un
genitore che non riesce
a calmare il proprio
bambino.
Si é messo a studiare
possibili soluzioni il
professor
dell’Università della
California Harvey Karp,
pediatra ed autore di un
libro di pediatria che
sta riscuotendo un
grande successo negli
Stati Uniti. A noi
alcuni rimedi sono
sembrati un po’ datati
ma Karp garantisce che
siano efficaci. Non ci
rimane quindi che
provare a metterli in
pratica e sperare che la
scienza sia più
affidabile dell’istinto.
Non dimentichiamo però
che il pianto è un modo
del tutto normale per
comunicare le sue
emozioni e i suoi
bisogni e quindi invece
di limitarci a farlo
smettere dovremmo
imparare a ‘decodificarlo’.
Karp sostiene che i
neonati subiscano un
vero e proprio ‘sfratto’
dall’utero materno,
vissuto come caldo e
sicuro e che ciò avviene
quando hanno ancora
bisogno di essere
carezzati e contenuti
dal grembo materno che
attutisce anche i rumori
circostanti. Il pianto
quindi alcune volte è il
risultato di un senso di
perdita, sia del rumore
costante del battito
cardiaco della madre,
sia degli stimoli
ormonali presenti
nell’utero. Gli stimoli
del mondo esterno sono
molto diversi ed è
normale che il neonato
vi reagisce in maniera
intensa, come a tutto
ciò che gli è estraneo.
Studi passati hanno
mostrato che in media i
bambini di sei settimane
trascorrono a piangere
circa 3 ore e mezza al
giorno (certo non di
seguito) a causa di
difficoltà nell’accudimento
da parte dei genitori,
stress coniugale e
depressione post partum.
Per molti anni poi si è
pensato che le
famigerate coliche
infantili fossero
provocate da problemi
gastrointestinali, ma
ciò non è sempre vero.
Sembrano invece – a
detta del professor Karp
– associate al
temperamento del
neonato, agli stimoli
ambientali e
all’immaturità del
sistema nervoso.
Il metodo proposto dal
pediatra americano
sembra abbia il potere
di calmare i bambini più
irrequieti ricorrendo a
5 strategie:
1 – Fasciatura –
Avvolgere saldamente ma
senza stringere il
bambino in una copertina
calda, imita la
sensazione di calore e
protezione dell’utero
materno. Fermare i
movimenti incontrollati
di braccia e gambe aiuta
a controllare il pianto
eccessivo. Il
contenimento per diverse
ore al giorno rende i
neonati più calmi. Una
usanza ben nota alle
nostre nonne e che per
alcuni versi poteva
sembrare una barbara
costrizione.
2 – Tenere il
bambino a pancia in giù
quando è sveglio. Gli
esperti sostengono che
in questa posizione non
percepiscono la
sensazione di cadere nel
vuoto. Al contrario mai
tenerli sulla pancia
quando dormono.
3 – All’interno
dell’utero vi è un
costante suono
frusciante, simile ad un
sibilo: è il sangue
della madre che viaggia
nelle arterie. Si può
ricreare un rumore
simile con CD che
suggeriscono rumori di
ruscello o con un phon a
bassa velocità.
4 – Cullare – I
neonati adorano i
movimenti ritmici,
cullanti, come quello
del passeggino o
dell’automobile.
5 – Succhiare –
tenere occupata la bocca
con l’attività che gli è
più congeniale e
naturale, la suzione.
Allo scopo va bene il
ciuccio, il biberon o il
capezzolo della madre.
Si è visto che i neonati
si succhiano il pollice
anche durante la vita
fetale e che succhiare
non è un “vizio” ma una
necessità vitale: i
neonati che non hanno lo
stimolo evolutivo della
suzione rischiano di
morire. Succhiare per un
neonato è consolatorio,
lo calma, lo rassicura.
A proposito della
fasciatura, gli esperti
sostengono che i neonati
saldamente fasciati
potrebbero piangere di
più ma basta dondolarli
dolcemente sostenendone
la testa che si ottiene
un immediato effetto
calmante. I bambini
infatti trovano
irresistibili suoni e
movimenti ripetitivi e
ipnotici. Piccole
strategie che vanno
sperimentate dato che
per un genitore nulla è
più struggente (a in
alcuni momenti
snervante) del non
riuscire a calmare il
proprio bambino che
piange. Parola… di
mamma.
Johann Rossi Mason
E-mail:
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