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Una dieta ad alto contenuto di grassi contribuisce non solo all’obesità, ma anche, attraverso i segnali dell’adiponectina, a uno squilibrio del ritmo circadiano

 

Una dieta ricca di grassi è dannosa per l’organismo non solo per gli effetti negativi sul soprappeso, sull’obesità e sul rischio di sviluppare patologie cardiovascolari ma anche  per i rischio di squilibrare il ritmo circadiano, l’orologio interno con periodo di 24 ore del nostro organismo.

Il ritmo circadiano, come hanno chiarito numerose ricerche, è coinvolto nella regolazione e nella produzione di enzimi e ormoni, a loro volta cruciali per il metabolismo: un problema in questo delicato centro di comando fisiologico può portare a sua volta a uno squilibrio ormonale, a obesità, a problemi psicologici e disturbi del sonno.  Sebbene la luce sia il fattore che più influenza i ritmi circadiani, Oren Froy e colleghi dell’Istituto di biochimica, scienze dell’alimentazione e nutrizione della Hebrew University di Gerusalemme, hanno dimostrato con i loro esperimenti su topi di laboratorio che esisterebbe un rapporto di causa-effetto tra dieta e squilibrio del ritmo circadiano.  Per verificare le loro ipotesi, gli studiosi hanno analizzato quanto l’orologio biologico controlli i meccanismi di segnalazione dell’adiponectina nel fegato, e in che modo il digiuno e una dieta ricca di grassi influenzino tale controllo.

L’adiponectina è una sostanza secreta da dagli adipociti - le cellule del tessuto adiposo - coinvolta nel metabolismo del glucosio e dei lipidi. I ricercatori hanno così sottoposto i topi a una dieta a basso o ad alto contenuto di grassi seguita da un giorno di digiuno, misurando in seguito alcune componenti del cammino metabolico dell’adiponectina a vari livelli di attività.

Nei topi che avevano seguito una dieta a basso contenuto di grassi, il ritmo circadiano risultava normale. Per contro, la dieta ad alto contenuto di grassi contribuiva a diminuire i livelli della proteina AMPK, che svolge un ruolo cruciale nel metabolismo degli acidi grassi, il quale può essere danneggiato proprio dai bassi livelli di AMPK.

I ricercatori sono così giunti alla conclusione che una dieta ad alto contenuto di grassi possa contribuire all’obesità non solo per il contenuto calorico, ma anche per il disequilibrio portato nel ritmo circadiano attraverso i segnali dell’adiponectina. (fc)

  ritmo circadiano è un ciclo di circa 24 ore dei processi fisiologici degli esseri viventi, incluse piante, animali, funghi e cianobatteri. Il termine "circadiano", coniato da Franz Halberg, viene dal latino circa diem, "intorno" al giorno". Lo studio formale dei ritmi temporali biologici come i ritmi giornalieri, settimanali, stagionali ed annuali è chiamato cronobiologia.

  L' obesità è un fattore di rischio per la salute, tipica, anche se non esclusiva, delle società dette "del benessere". Si definisce obeso un individuo la cui massa di tessuto adiposo sia eccessiva e sia in grado di essere causa o aggravante di malattie. Tra queste sono le disfunzioni cardiocircolatorie, il diabete, problemi alle articolazioni,ictus e la sindrome da apnea notturna.

Dieta ipocalorica e movimento fisico possono aiutare nei casi meno gravi, ma per quelli più problematici si interviene anche con terapie farmacologiche o chirurgiche.

L'obesità è legata:

  • a condizioni genetiche,

  • a disfunzioni ormonali e

  • alla psiche del paziente

dove spesso risiede la causa di questi disordini alimentari. È quindi basilare un supporto psicologico o psichiatrico per curare questo fattore rischio, in eccesso invalidante.

si ringrazia le scienze

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