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Nella terza eta'
la vitamina E agisce come uno 'scudo',
proteggendo il cervello dai danni alle
funzioni cognitive e dalla demenza. E,
se nell'organismo e' poca,il rischio di
questi disordini raddoppia.
Lo ha scoperto uno studio
internazionale, coordinato da
ricercatori italiani e pubblicato sulla
rivista Neurobiology of Ageing. Gli
anziani esaminati vivevano in Toscana (a
Greve In Chianti e a Bagno a Ripoli) e
partecipavano allo studio battezzato
'Invecchiare in Chianti' (InCHIANTI),
che cerca di determinare i fattori di
rischio associati al declino cognitivo
dovuto all'invecchiamento. ''I dati
raccolti - affermano i due autori
Antonio Cherubini, dell'Universita' di
Perugia, e Antonio Martin, della Tufts
University di Boston (Stati Uniti) -
rivelano come la vitamina E, con la sua
azione antiossidante e di eliminazione
dei radicali liberi, possa contribuire
in maniera significativa al mantenimento
delle funzioni cognitive nell'anziano''.
In collaborazione con l'Universita' 'D'Annunzio'
di Chieti, l'Universita' di Barcellona
(Spagna) e il National Institute on
Aging di Baltimora (Nih, Stati Uniti)
sono stati esaminati i livelli ematici
di vitamina E in 1.033 anziani che
avevano superato i 65 anni d'eta'. I
partecipanti sono stati anche visitati e
sottoposti ad esami di tipo
neuropsicologico. E dopo aver analizzato
la loro dieta si e' scoperto che la
principale fonte alimentare di vitamina
E era l'olio d'oliva. Quindi, dividendo
il campione in tre sottogruppi in base
ai livelli ematici di vitamina E, quello
con i livelli piu' bassi, rispetto a
quello con i livelli piu' alti, aveva un
rischio di demenza piu' alto di 2,6
volte. Inoltre, questo sottogruppo aveva
anche un rischio piu' alto di 2,2 volte
di soffrire di danni cognitivi.
Indipendentemente dall'eta', dal sesso,
dal livello d'istruzione, dalla
quantita' di grassi e calorie assunti
con la dieta e dal fumo.
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si ringrazia la redazione
di Mercurio
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