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CHI SONO l’HIV E L’AIDS
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Il virus dell’Immuno Deficienza Umana, l’HIV, è un retrovirus
(virus a RNA) che attacca le cellule più importanti del sistema
immunitario: i linfociti CD4. In questo modo l’organismo si ritrova
con pochissime difese contro l’azione di altri virus, batteri,
protozoi o funghi. L’HIV porta alla distruzione completa del sistema
immunitario, fino a sviluppare la sindrome meglio conosciuta come AIDS
(Sindrome da Immuno Deficienza Acquisita). A causa dell’assenza del
sistema immunitario, la persona che ha contratto l’AIDS è a rischio
per ogni tipo d’infezione, anche la più inoffensiva per un organismo
sano. Le infezioni più rischio per questa sindrome sono la
Pneumocistosi (polmonite causata da un protozoo), la Toxoplasmosi
(infezione del cervello causata da un protozoo), la Tubercolosi (bacillo
di Koch), l’Herpes (infezione da virus), e l’infezione da Candida
(fungo che si sviluppa in molte parti del corpo). Quando una persona
entra a contatto con il virus dell’HIV può diventare sieropositiva,
può cioè sviluppare anticorpi specifici che il sistema immunitario ha
sviluppato una volta entrato in contatto col virus; per sieropositività
s’intende, infatti, la risposta positiva al test di ricerca di
anticorpi dell’HIV. La risposta del sistema immunitario non è
immediata, in genere si sviluppa entro 6 mesi, un tempo che viene
definito “tempo finestra”. Il passaggio dalla sieropositività allo
sviluppo dell’AIDS si verifica allorquando i gravi danni al sistema
immunitario fanno sviluppare le infezioni tipiche della malattia.
IPOTESI SULLE ORIGINI -
Numerose sono state nel corso degli anni le
ipotesi sulle origini dell’AIDS, e ancora oggi si può dire che le
certezze sono poche. La maggior parte del mondo scientifico ritiene
molto probabile che l’HIV abbia origine da un virus similare delle
scimmie (SIV, Simian Immunodeficiency Virus). Data per vera questa
discendenza, risulta ancora avvolto dal mistero il modo col quale questo
virus possa essere stato trasmesso dagli animali agli uomini.
Tralasciando le ipotesi più fantasiose (trasmissione del virus tramite
accoppiamento uomo-scimmia, contatto col sangue di una scimmia dopo
l’uccisione dell’animale), per molto tempo ha trovato credito
l’ipotesi del giornalista Edward Hooper, che nel libro “The River”
ha denunciato l’utilizzo (alla fine degli anni ’50) in Congo Belga,
Ruanda e Burundi, di un vaccino orale anti-polio prodotto con tessuti di
scimpanzé contaminati, che potrebbe essere stato la causa di
trasmissione del virus dall’animale all’Uomo (zoonosi). Questa tesi
è stata smentita all’inizio di quest’anno, dopo che il “Wistar
Institute di Philadelphia” ha avuto modo di analizzare il vaccino
sospettato, dichiarando di non aver trovato alcuna traccia di HIV o SIV.
COME SI TRASMETTE -
Il virus dell’HIV si può trasmettere in tre modi:
· TRASMISSIONE VERTICALE: la madre sieropositiva può contagiare il
feto durante il periodo di gravidanza, e può trasmettere il virus al
proprio bambino durante il parto o l’allattamento. La probabilità che
ciò avvenga può essere drasticamente ridotta se la madre è in terapia
con antiretrovirali e se il parto è cesareo. Spesso il bambino appena
nato può risultare sieropositivo perché ha ereditato gli anticorpi
della madre, ma non ha contratto il virus: in questo caso entro pochi
mesi il neonato diventerà sieronegativo.
· TRASMISSIONE EMATICA: una trasfusione di sangue infetto può
trasmettere l’HIV. Possono essere a rischio anche i farmaci
emoderivati. L’uso di siringhe precedentemente utilizzate da una
persona sieropositiva è un fattore ad alto rischio di trasmissione.
· TRASMISSIONE MEDIANTE RAPPORTI SESSUALI: le donne sono più esposte
degli uomini al rischio AIDS, in caso di rapporto sessuale completo. Si
stima che la probabilità che una donna sieronegativa possa essere
contagiata da un uomo sieropositivo sia una su trecento; la probabilità
che un uomo sieronegativo possa essere contagiato da una donna
sieropositiva è di una su ottomila. Attenzione: il fatto che il
contagio dopo un rapporto sessuale con una persona sieropositiva non sia
necessariamente automatico, non deve indurre a prendere con leggerezza
la questione.
Non è detto che si possa essere contagiati dopo un solo rapporto, ma
non è nemmeno detto che non lo si possa essere: non è il caso di
giocare d’azzardo. Il preservativo è sempre consigliato per la
PENETRAZIONE VAGINALE e per la PENETRAZIONE ANALE, in quest’ultimo
caso bisogna tener presente che il rischio di contagio è più elevato
poiché la mucosa anale è molto delicata e, considerato che nel
rapporto anale la lubrificazione è minore, vi è la possibilità di
perdite di sangue dovute a microtraumi (meglio utilizzare perciò, oltre
al preservativo, anche lubrificanti adatti).
Per quanto riguarda i rischi derivanti da rapporti orali il mondo
scientifico non è compatto: tuttora vi è un duro dibattito tra chi
considera queste pratiche a rischio elevato e tra chi, invece, considera
l’ipotesi di trasmissione del virus puramente teorica. Si può
affermare che in caso di FELLATIO (stimolazione orale del pene), è
molto improbabile che una persona sieropositiva che pratica la fellatio
ad una persona sieronegativa possa trasmettere l’infezione; nel caso
inverso (persona sieronegativa che pratica la fellatio ad una persona
sieropositiva) il rischio di trasmissione del virus potrebbe essere più
concreto, soprattutto in caso di contatto orale con lo sperma. Nel
dubbio, è meglio utilizzare il preservativo.
Il CUNNILINGUS (stimolazione orale della vagina) è considerato più a
rischio della fellatio (anche se finora non vi è stato nessun caso
accertato di contagio): anche le semplici secrezioni vaginali possono
contenere il virus HIV. Naturalmente è del tutto sconsigliato il
cunnilingus durante le mestruazioni. L'utilizzo della diga interdentale
o comunque di uno strato in lattice (che si può ottenere anche da un
preservativo), applicato come barriera, elimina il rischio. Le pratiche
sopra descritte sono le più comuni, ma certo le fantasie sessuali
possono fornire lo spunto per tanti altri tipi di pratiche: quali che
siano, bisogna sempre ricordare che l’HIV si può trasmettere ogni
volta che il sangue, lo sperma o le secrezioni vaginali di una persona
contagiata entrano in contatto con le mucose (della bocca, della vagina,
dell’ano, del pene) o con la cute non integra (per ferite aperte e
tagli di varia natura) di un'altra persona. Questo va tenuto presente
per comprendere i rischi di ogni pratica sessuale e per utilizzare
adeguate misure di prevenzione. L’utilizzo di misure di precauzione è
fortemente consigliato anche quando tutti i protagonisti sono
sieropositivi, anzi proprio il fatto che le persone in questa condizione
sono più facilmente soggette ad infezioni, le protezioni sono
necessarie al fine di evitare la trasmissione reciproca di ceppi virali
mutanti, col rischio di inibire la capacità di cura dei farmaci
antiretrovirali utilizzati per la terapia. Il virus NON SI TRASMETTE con
gli abbracci, con le carezze, con i baci appassionati (esisterebbe, in
effetti, un rischio teorico in caso di bacio “profondo” per
eventuali ferite o lesioni presenti nella bocca, ma finora non vi è
stato nessun caso accertato di contagio), masturbando il partner o
facendo la doccia assieme.
QUANDO SOLO LA PAURA PUÒ ESSERE CONTAGIOSA - NON ESISTE ALCUN TIPO DI
RISCHIO nei semplici rapporti sociali. NON ESISTE ALCUN PERICOLO in
strette di mano, abbracci, carezze, baci, tossendo, starnutendo, usando
gli stessi piatti e bicchieri, gli stessi servizi igienici, lavorando,
vivendo con persone sieropositive o facendo assistenza a persone malate
di Aids. NON SI È MAI VERIFICATO nel mondo un solo caso di contagio da
Hiv avvenuto attraverso saliva, lacrime, urina, feci, punture di
insetti. A contatto con l'aria, il virus Hiv non sopravvive a lungo.
Le NORMALI MISURE IGIENICHE sono sufficienti per distruggerlo.
IL TEST - È bene che periodicamente ci si sottoponga al test HIV, a
prescindere dal fatto se si siano attuati comportamenti a rischio oppure
no (in ogni caso, per l’attendibilità del risultato, bisogna sempre
tener presente il tempo finestra di 6 mesi dall’ultimo comportamento
considerato a rischio). La persona risultata positiva al primo test,
denominato ELISA (Enzime Linked Immuno Sorbent Assay), viene sottoposta
ad altri test di conferma, tra i quali il WESTERN BLOT, più preciso ma
anche più costoso di Elisa (ed è questo il motivo per il quale viene
utilizzato solo come verifica). In caso di ulteriore esito positivo,
vengono effettuati test per valutare se e quanto il virus HIV ha
danneggiato il sistema immunitario, tra cui fondamentale è la conta dei
linfociti CD4.
Il test è GRATUITO, ANONIMO, e si può effettuare (senza alcun
impegnativa del medico di base) in tutti i servizi sociosanitari
pubblici, presso i Presidi Provinciali Aids, i Centri per le Malattie
Sessualmente Trasmesse (CMST), il Servizio Tossicodipendenze (Ser.T.).
Inoltre va ricordato che ogni volta che si effettua una donazione di
sangue, sono a disposizione del donatore i risultati (gratuiti e
anonimi) non solo del test HIV, ma anche di tutti gli altri test
effettuati (per esempio per l’epatite). Donare il sangue non solo è
un gesto d’amore, ma anche un modo comodo per controllare la propria
salute
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